Il pugile chiede di tornare libero: ho colpito il ristoratore per difesa

Sandro Mangifesta parla davanti al giudice: «Mi sono sentito aggredito, sto vivendo un incubo» Chiesta la revoca degli arresti domiciliari. La vittima, ricoverata a Popoli, si sveglia ma resta grave
FRANCAVILLA. Parla di legittima difesa e chiede di tornare libero: «L’ho colpito con un solo pugno perché stavo per essere aggredito». Così si è difeso in tribunale Sandro Mangifesta, agente di commercio e pugile di 43 anni, agli arresti domiciliari per aver ferito gravemente, lo scorso 25 ottobre a Francavilla, il ristoratore Antonio Cicalini, 64 anni, ora ricoverato in prognosi riservata all’ospedale di Popoli. L’indagato, che al momento deve rispondere di lesioni gravissime, ha fornito una versione diametralmente opposta rispetto a quella dell’accusa sulla lite scoppiata al semaforo di viale Alcyone per un sorpasso non gradito. Mangifesta, che si è presentato all’interrogatorio in giacca e cravatta, ha risposto a tutte le domande del giudice di Chieti Luca De Ninis. Il difensore del pugile, l’avvocato Italo Colaneri, ha chiesto la revoca della misura cautelare: il pm Giancarlo Ciani, che ha coordinato le indagini dei carabinieri, dovrà dare il proprio parere entro 48 ore; poi il tribunale prenderà una decisione. «Il mio cliente è provato e addolorato per il precipitare degli eventi e le condizioni della vittima», ha spiegato l’avvocato Colaneri, che ha depositato anche delle indagini difensive.
In aula, in poco meno di un’ora, l’indagato ha cercato di chiarire la sua posizione. «La mia non è stata assolutamente un’aggressione», ha ribadito Mangifesta, come conferma il suo legale. «È stato Cicalini a scendere dal furgone e ad avvicinarsi alla mia auto: davanti alla sportello, ha iniziato a gridare, offendermi e minacciarmi. A un certo punto, lui stava per aggredirmi e sono stato costretto a reagire: con la mano destra mi sono coperto mentre, con la sinistra, l’ho colpito una sola volta. Ma non era assolutamente mia intenzione fargli del male. Le sue condizioni sono precipitate a causa dell’impatto con il suolo. Io sono sempre rimasto sul posto, in attesa dei soccorsi e dell’arrivo dei carabinieri. È la prima volta nella mia vita che mi trovo in una situazione del genere: sto vivendo un incubo. Mi dispiace per Cicalini e i suoi familiari». La procura, oltre ad esprimersi sulla richiesta di revoca della misura cautelare, dovrà anche valutare il contenuto dell’ordinanza firmata dal gip De Ninis. Secondo il giudice, infatti, il pugno (o i pugni) del pugile potevano essere mortali. Ecco perché il tribunale ha invitato il pm a prendere in considerazione la possibilità di riqualificare il reato in tentato omicidio. Servirà probabilmente una perizia medico legale per chiarire il numero dei colpi inferti (uno, secondo Mangifesta e un testimone; due, stando al racconto di una passante) e per accertare se questi fossero di una potenza tale da poter causare anche il decesso del ristoratore, come ipotizza il giudice. Intanto, dopo giorni di coma, Cicalini è sveglio, ma le sue condizioni restano gravi: ha una tempia fracassata, non riesce a camminare e rischia di perdere un occhio.
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