Il referendum elettorale arriva in aula

Martedì la Lega presenta la richiesta di consultazione per abrogare la parte proporzionale della legge nazionale
PESCARA. La Lega Abruzzo fa i compiti a casa. Martedì in consiglio regionale i salviniani, guidati dal capogruppo Pietro Quaresimale, presenteranno la richiesta di referendum popolare per l’abrogazione della quota proporzionale nei collegi plurinominali prevista dalla legge elettorale per l’elezione del Senato e della Camera (il cosiddetto Rosatellum). L’obiettivo è di eleggere tutti i parlamentari nei collegi uninominali, introducendo un sistema maggioritario puro. L’attuale legge, infatti, assegna solo il 37% dei seggi con il sistema maggioritario, mentre il 61% viene ripartito proporzionalmente tra i partiti e le coalizioni (il restante 2% riguarda il voto degli italiani all’estero).
La proposta di referendum popolare (che deve essere firmata da almeno 5 Regioni, secondo l’articolo 75 della Costituzione) è stata lanciata dall’ex ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini al raduno di Pontida del 15 settembre scorso. Salvini ha chiesto ai suoi tempi celeri: la richiesta di referendum va presentata entro il 30 settembre per poter votare tra il 15 aprile e il 15 giugno 2020. E così in Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto, e in tutte le regioni a guida o a maggioranza leghista, la macchina dei consigli regionali si è messa febbrilmente al lavoro (anche se venerdì Salvini ha frenato, dicendo alla festa di Fratelli d’Italia che preferirebbe un’iniziativa parlamentare a quella del referendum).
All’Aquila la proposta, arrivata fuori sacco, cioè come aggiunta a un ordine del giorno della seduta già approvato, dovrebbe passare (dovrà passare, visti i tempi stretti) nello stesso giorno in prima commissione Affari istituzionali e poi in aula per l’approvazione. I numeri in teoria ci sono, e sono quelli della maggioranza, ma ci sono anche due grossi ostacoli. Il primo riguarda Forza Italia. I 13 consiglieri della Lega debbono fare affidamento soprattutto sul voto degli alleati forzisti, che non è scontato: Berlusconi vorrebbe mantenere la quota proporzionale, perché in caso di maggioritario puro, ha sostenuto, «il partito principale di ciascuna coalizione avrebbe in mano le sorti di tutta la coalizione». Salvini ieri si è detto convinto che l’accordo si troverà. Ma i leghisti abruzzesi non possono aspettare.
Il secondo scoglio è il voto della consigliera Udc Marianna Scoccia, che da qualche ora è virtualmente fuori dalla maggioranza (leggi il servizio in basso), garantendo solo un appoggio esterno.
Un terzo possibile scoglio potrebbe essere la richiesta di voto segreto sulla proposta. Su questo si sta muovendo il Partito democratico. Strada stretta, quest’ultima. Secondo il regolamento dell’assemblea il voto segreto può essere richiesto da dieci consiglieri o tre capigruppo in caso di questioni attinenti i rapporti civili ed etico-sociali o sulle modifiche al regolamento del Consiglio. Non sembra che il referendum risponda a questi criteri.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

