«Il servizio è garantito»

Il dirigente Muraglia: se qualcuna riceve un no lo denunci
L'AQUILA. Difficile stabilire il confine tra il diritto delle donne ad abortire e quello dei medici, degli infermieri e degli ostetrici, a porre l'obiezione di coscienza di fronte alla richiesta di interrompere una gravidanza. La legge più discussa della storia della Repubblica italiana, la 194 sull'aborto, dice molte cose che spesso sono sottovalutate o ignorate. Adesso si teme che anche in Abruzzo, che ha un'alta percentuale di medici obiettori di coscienza, avvenga quanto avvenuto nel Lazio, che ne ha talmente tanti che la Regione si è trovata di fronte all'esigenza di indire un concorso per assumere due dirigenti-medici "non obiettori" per l'ospedale San Camillo-Forlanini.
Ma può succedere che una donna bussi a più porte e non trovi un medico disposto ad accogliere la sua richiesta di interrompere una gravidanza? In teoria no, è la stessa legge 194 che lo impedisce, nel momento in cui stabilisce il diritto all'aborto. «Non è assolutamente possibile», sostiene il direttore del Dipartimento regionale per la Salute, Angelo Muraglia. Ci sono i consultori e i distretti sanitari di base, nei quali la persona che vuole abortire può esprimere il suo problema. «Non si rischia di essere abbandonati», precisa Muraglia, «perché se esprimi un bisogno non puoi non essere ascoltata».
I direttori sanitari devono dare quel servizio, come tutti gli altri. E' la legge che lo impone, così come anche prevede, d'altro canto, la possibilità per i medici e per gli operatori sanitari di rifiutarsi d'intervenire. E se una donna non trovasse nessun consultorio o presidio ospedaliero disposto ad accogliere i suoi bisogni? «Le resterebbe, a quel punto, una sola cosa da fare», dice Muraglia, «rivolgersi alla Procura e denunciare, altrimenti si rischia il farwest. Non ci si deve sottrarre alle proprie responsabilità, si deve garantire il rispetto della legge dello Stato». Denunce che, aggiunge Muraglia, possono anche essere fatte allo stesso Dipartimento da lui diretto o all'assessore alla Sanità.
Quanto all'idea di un concorso per l'assunzione di medici non obiettori per l'Abruzzo, Muraglia ribadisce che non ce n'è bisogno nella misura in cui si rispetta la legge. E' importante anche che la struttura sanitaria svolga il suo ruolo di sensibilizzazione nei confronti di un comparto troppo sbilanciato sugli obiettori. Ad esempio capire perché sono tanti, spiegare la legge (a volte poco compresa) e che ogni caso di donna che si trova di fronte all'esigenza di abortire ha una sua storia: magari di violenza, o di malattia, o di povertà, o di giovanissima età. E sorge il dubbio che, nel Lazio, il concorso per assumere medici "non obiettori", nasca dall'esigenza di colmare una carenza di personale travestita da eccesso di medici obiettori.
In Abruzzo, intanto, il direttore Muraglia ha presentato all'assessorato e ai dirigenti delle Asl un pacchetto di linee guida «per umanizzare il lavoro e dare dignità non solo agli utenti, ma anche agli ostetrici e agli infermieri», dando ad esempio una propria operatività agli psicologi da inserire nell'attività consultoriale.
Marianna Gianforte

