Il sindaco di Scafa: non voglio i profughi

7 Agosto 2015

Contrario ai centri di accoglienza, e in vista della scadenza di un bando prefettizio, Giancola avverte le istituzioni

SCAFA. Il problema dell'accoglienza agli emigranti è aperto anche nei piccoli centri, lontani dalle sponde del mare. Diventa un argomento che entra nel menage delle comunità locali e non solo nelle case degli italiani attraverso la televisione. E se c'è chi si dichiara disposto ad aprire le porte all'accoglienza, altri ritengono invece di non avere le strutture necessarie per farlo. Il sindaco di Scafa, Maurizio Giancola, eletto in una lista civica di centrodestra, per dire il suo netto no preferisce giocare d'anticipo.

«Non vogliamo essere scavalcati e, soprattutto, non vogliamo che la nostra comunità venga messa davanti al fatto compiuto» attacca Giancola. Il riferimento è a un bando, con scadenza ad agosto, pubblicato dalla prefettura di Pescara, che ha proprio come oggetto la spinosa questione dell'accoglienza ai profughi. Il bando, come tanti altri avvisi che in questi giorni vengono diffusi su tutto il territorio nazionale, concede la possibilità a enti pubblici e soggetti privati di ospitare profughi in cambio di una equa remunerazione. «Alla luce di quanto è avvenuto in tanti Comuni, e davanti ad alcuni segnali che ho potuto raccogliere di recente», incalza Giancola, «mi sento di dover parlare con chiarezza e avvertire la cittadinanza e i rappresentanti delle istotuzioni che, nel caso il nostro Comune venisse obbligato ad accogliere profughi, non esiterei a ricorrere a qualsiasi misura o azione per contrastare un simile sopruso. Perché tale lo considererei. Sono pronto a mobilitare la società civile. E non escludo che, la prossima settimana, la cittadinanza sarà invitata a partecipare a una pubblica assemblea per discutere sull'argomento». Anche se per ora sono solo ipotesi, e ci sono al momento comunicazioni ufficiali sull’accoglienza di profughi a Scafa, il sindaco non perde tempo e avverte: «Non starò con le mani in mano sapendo che corriamo questo rischio. Patti chiari, e lo dico subito: Scafa non può permettersi di accogliere profughi. Non si tratta di avversione a uomini e donne che sono venuti a trovarsi in una condizone drammatica. Non si tratta di razzismo o xenofobia. È una questione di possibilità oggettive, la situazione diventerebbe problematica dal punto di vista igienico-sanitario. Inoltre, come è già accaduto altrove», prosegue Giancola, «si scatenerebbero tensioni sociali che il corpo di polizia municipale e la locale stazione dei carabinieri non riuscirebbero a controllare. Come si può capire, un sindaco non può augurarsi che avvenga tutto questo. Lasciatemelo dire, ciò che sta accadendo in Italia ha dell'incredibile: ai Comuni vengono continuamente tagliati fondi, le nostre risorse sono sempre più scarse, facciamo un'enorme fatica a fronteggiare le necessità dei nostri concittadini e ora ci viene chiesto di farci carico di persone che arrivano da Paesi lontani. Fosse possibile, lo faremmo volentieri, ma non è possibile. Lo ripeto, per ora si tratta solo di segnali», chiosa Giancola, «perciò spero che queste mie riflessioni bastino a dissuadere chiunque stia pensando, eventualmente, di realizzare a Scafa un centro d'accoglienza».

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