Il sogno di Carlo: diventare la stella del Barcellona

Calcio giovanile: il talento pescarese Onyeka, 12 anni, scelto dal club spagnolo tra i ragazzi più promettenti
di Loris Zamparelli
PESCARA
Tre anni fa, nell'estate 2012, in vacanza con i genitori a Barcellona, ha potuto ammirare per la prima volta il Nou Camp, leggendario stadio dei blaugrana. Quel giorno, Carlo Onyeka, ragazzino talentuoso del calcio pescarese, volle fortemente la maglietta del capitano dei catalani, lo spagnolo Xavi, preferendola a quella del campionissimo argentino, Leo Messi. Ma Carlo non immaginava neppure che, qualche anno dopo, avrebbe ricevuto dalle mani dello stasso Xavi, il suo mito, il trofeo per la vittoria del Team Italia 2003/2004 al torneo Fbc Escola del Mondo che si è svolto nella capitale della Catalogna dal 29 marzo al 4 aprile scorsi.
A posteriori, ripercorrere quanto accaduto è come riavvolgere un film già visto, nel senso che Carlo, dentro quello stadio, ha provato un’emozione fortissima, tanto da confidare al padre che avrebbe potuto anche morire pur di giocare su quel prato verde. La passione di Carlo, 12 anni a luglio, per il calcio comincia quasi sette anni fa. Da bambino ha praticato anche nuoto e go kart, ma dopo i primi calci al pallone con la Fater, capisce che è questa la sua autentica passione. Così viene ingaggiato nel vivaio del Pescara e da, quest'anno, gioca con il Marconi. Il passaggio dal Pescara al Marconi, racconta il padre, Godson, un nigeriano trapiantato in Italia dal 1985, si spiega con l’iscrizione di Carlo alla scuola media e con il fatto che «i rientri pomeridiani in classe, non gli avrebbero consentito di seguire gli allenamenti dei biancazzurri».
L'avventura di Carlo con il Barcellona – il suo ruolo naturale è quello di attaccante, anche se nel torneo spagnolo è stato impiegato come difensore – inizia per caso lo scorso anno in una gara giovanile a Pratola Peligna: il ragazzo si mette in mostra per le sue giocate e l'ex attaccante del Pescara, Giuseppe Mascara, propone subito a Godson di portare il figlio in un campus del Barcellona, a Comiso, in Sicilia, qualche mese più tardi. Il padre non ci pensa due volte. Accetta l’invito e parte con tutta la famiglia. In Sicilia, Carlo affronta sette giorni di allenamento duri, con un sistema totalmente diverso da quello al quale è abituato. Sotto gli occhi degli allenatori della famosa cantera del Barcellona, il ragazzo, per nulla intimorito, fa sfoggio delle sue doti e viene selezionato tra i pochi fortunati per il torneo Fbc Escola del Mondo, che raduna i migliori giovani delle scuole blaugrana; in totale 1.200 bambini, tra 7 e14 anni, provenienti da nazioni di tutti i continenti.
La favola di Carlo potrebbe non essere finita qui, nonostante la gioia provata per la vittoria finale al torneo, a novembre, potrebbe nuovamente partire alla volta di Barcellona per allenarsi con la cantera, dopo che i tecnici spagnoli hanno valutato nel dettaglio le sue potenzialità. Carlo – che ha iniziato a camminare tardi, ma subito ha tirato calci al pallone – e la sua famiglia sono rimasti stregati dallo stile del Barcellona che ha inviato, prima della partenza, un codice di comportamento basato sul rispetto e i valori dello sport.
«Non immaginavo di fare questa esperienza», dice un riservato Carlo (tifoso del Pescara e della Roma), che preferisce far parlare il campo, «ricevere il premio da Xavi è stata davvero una grande emozione. Il mio sogno è quello di continuare a giocare a calcio e arrivare a un buon livello. Il mio allenatore del Marconi mi dice di impegnarmi più degli altri, proprio perché ho avuto questa opportunità». Da prendere come esempio i genitori (papà Godson arrivò quasi a giocare con la Nigeria under 21): «Per noi» dicono « lo sport è soprattutto divertimento. Carlo potrà continuare a giocare a calcio soltanto se, di pari passo, riuscirà a mantenere un buon rendimento scolastico e un comportamento esemplare con compagni e insegnanti».
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