La storia

Il sogno di Giulia, 12 anni: non cammina, ma scende nel pozzo di San Patrizio

La dodicenne Giulia Romano sfida le barriere architettoniche: grazie ai volontari di Lama dei Peligni e alla speciale joelette, scende i 248 scalini del Pozzo di San Patrizio a Orvieto. Un'impresa straordinaria di inclusività e coraggio.
27 Aprile 2026

Il racconto dell’esperienza vissuta a Orvieto dalla ragazza di Scafa grazie all’associazione Majella Sport Team di Lama dei Peligni

LAMA DEI PELEGNI.

Il sogno di Giulia è diventato realtà tra le rampe elicoidali del Pozzo di San Patrizio di Orvieto. La dodicenne Giulia Romano, di Scafa, nonostante sia impossibilitata a camminare, ha potuto scendere e risalire tutti i 248 scalini, vivendo un’esperienza finora impensabile. «Ero veramente curiosa di vedere quanto fosse profondo questo pozzo ed è stato sicuramente uno dei più bei viaggi che potevo immaginare», il suo commento. A rendere possibile l’impresa sono stati i volontari dell’associazione Majella Sporting Team di Lama dei Peligni che, nel pomeriggio del 25 aprile, hanno accompagnato la ragazza a bordo di una joelette, una speciale carrozzella da fuoristrada a ruota unica, lungo il percorso del celebre capolavoro di ingegneria del Sangallo. Ad accoglierli, la sindaca Roberta Tardani e la responsabile di CoopCulture Anna Rebella. L’iniziativa si inserisce nel progetto “Montagne senza barriere”, promosso dal 2014 dall’associazione abruzzese, che accompagna persone con disabilità in escursioni e visite in luoghi difficilmente accessibili. Negli anni, il progetto ha superato i confini dell'ambiente montano per arrivare anche nei siti culturali, come nel caso di Orvieto, dove è stata raccolta la sfida di affrontare la discesa e la risalita del pozzo. «Solo l’idea di scendere insieme a Giulia in fondo al Pozzo di San Patrizio era un’emozione», ha detto Peppe Ardente, responsabile del settore trekking dell'associazione, «farlo lo è stato ancora di più e ringraziamo il Comune e CoopCulture non solo per avercene dato la possibilità, ma soprattutto per l’accoglienza che ci hanno riservato». Una volta arrivata in fondo, Giulia ha anche rispettato la tradizione, lanciando una moneta portafortuna nell’acqua del pozzo. «Ci tenevamo molto a fare questa esperienza», ha spiegato il padre, Giordano Romano, «a dimostrare quanto possa essere inclusivo anche un luogo come questo. Il messaggio è rendere accessibili quei posti dove si pensa che non si possa accedere». «Abbiamo accolto con grande piacere la richiesta che ci ha emozionato e stimolato», ha sottolineato la sindaca Tardani, «e questa esperienza dimostra che anche un luogo complesso può aprirsi a forme di fruizione più inclusive. Non deve rimanere un gesto simbolico ma rappresentare un primo passo verso un’accessibilità possibile, da sviluppare con iniziative e visite dedicate».