IL SUCCESSO

3 Settembre 2016

Per molti sono una novità, ma hanno una storia millenaria che potrebbe risalire addirittura ai viaggi di Marco Polo. Stiamo parlando delle pesche piatte, anche dette platicarpa (dal loro nome...

Per molti sono una novità, ma hanno una storia millenaria che potrebbe risalire addirittura ai viaggi di Marco Polo. Stiamo parlando delle pesche piatte, anche dette platicarpa (dal loro nome botanico, Prunus Persica var. Platycarpa), tabacchiere o saturnine, per la forma schiacciata su due lati che ricorda appunto quella di un'antica tabacchiera o quella del pianeta circondato da anelli.Quest'anno hanno spopolato sulle tavole italiane vincendo anche le resistenze di chi pensa sempre male davanti a frutti e ortaggi che non sono quelli sempre visti in casa. La prima cosa che frulla in mente in questi casi, si sa, è sempre “saranno Ogm”, senza tenere in conto che in Italia gli Ogm non esistono, che da noi è proibitissimo mettere in vendita i frutti da laboratorio geneticamente modificati, come sta invece accadendo, per esempio, in Canada dove quest'anno saranno in commercio mele manipolate per evitare l'imbrunimento della polpa dopo il taglio.Pesche tabacchiere e saturnine, in realtà, sono due varietà diverse di pesche piatte (a proposito, ne esistono ben 62 tipi diversi, secondo gli studi più recenti). La prima è una antica tipologia originaria della Sicilia, sviluppata soprattutto alle pendici dell'Etna. Si tratta di frutti piccoli, dalla buccia piuttosto pallida ricoperta dalla caratteristica peluria delle pesche e dalla polpa bianca, dolce e morbida. Per lungo tempo sono rimasti una chicca di nicchia riservata ai siciliani perché potevano essere consumati solo in aree ristrette per via della scarsa resistenza al freddo della pianta, e perché erano troppo delicati per sopportare i viaggi e i maneggiamenti necessari per essere commercializzati lontano dai luoghi di produzione. Oggi, però, la pesca tabacchiera è coltivata anche in alcune aree del Nord Italia, soprattutto in Romagna. La rivoluzione che ha portato sulle nostre tavole le pesche piatte che tutti conosciamo è avvenuta negli anni Settanta, quando alcuni ricercatori del New Jersey avviarono un programma di miglioramento del frutto che lo potesse rendere meno delicato e più gestibile negli Stati Uniti dove era noto come Pan Tao Peach, quasi a certificarne l'origine cinese. Anche lì avevano il problema che la pianta non resisteva nei territori più freddi. Anni di ricerche e di esperimenti in campo portarono alla messa a punto naturale di una varietà resistente ai climi più rigidi, con la buccia più sottile e meno pelosa, una consistenza più significativa della polpa particolarmente dolce e gustosa, e un ciclo di vita più lungo nelle ceste degli ortolani. A questa varietà venne dato il nome Stark Saturn, sottolineando l'affinità per forma con il sesto pianeta del sistema solare.Negli anni Ottanta l'imprenditore di una grande azienda agricola marchigiana, Giorgio Eleuteri, andando negli Usa ebbe modo di assaggiarne i frutti. E se ne innamorò. Decise immediatamente di provare a impiantarne alcuni esemplari nelle sue terre. Cominciò nel 1986 con un migliaio di piante e il successo fu dalla sua parte. Grazie al lavoro di ricerca svolto dall'Istituto sperimentale di frutticoltura di Roma fu poi messa a punto una nuova famiglia varietale di pesche piatte che migliorò ulteriormente la qualità dei frutti. Le pesche platicarpa saturnia marchigiane oggi sono frutti dal gusto delicato che si distinguono sul mercato. Ma la storia recente è soprattutto una storia spagnola, visto che gli iberici su questo tipo di pesche ci si sono buttati a pesce, facendo grandi investimenti che li hanno portati a creare nuove varietà - ora, ad esempio, troviamo in giro anche le nettarine piatte - su territori immensi. Imprenditori agricoli dalla vista lunga, hanno conquistato tutta l'Europa con le loro pesche piatte. E gli italiani, con le dovute eccezioni, sono rimasti al palo in quella che poteva essere una corsa a un business milionario. (j.p.)