«Il Superbonus costa troppo: ecco perché il Mef dà lo stop»

29 Gennaio 2024

Testa, relatore alla Camera, risponde ai costruttori alla vigilia del suo intervento in aula

PESCARA. «Per il Superbonus non ci sono margini di trattativa». Così anticipa al Centro il deputato pescarese di Fratelli d’Italia, Guerino Testa, relatore alla Camera dove oggi parte la discussione che porterà alla conversione in legge del decreto di fine dicembre. Lo stop definitivo alla misura è confermato. Con tutti gli effetti che comporta anche in Abruzzo.
Onorevole Testa, perché il Superbonus è un capitolo definitivamente archiviato?
Il governo Meloni, con serietà e grande senso di responsabilità, alla fine del 2023 ha ritenuto di dare un vigoroso stop alla cessione del credito e al Superbonus 110%, una decisione indispensabile per mettere al riparo i conti pubblici. Dai dati del Mef, infatti, il totale delle detrazioni da giugno 2020 al 31 dicembre 2023 ammonta a circa 130-140 miliardi di euro, ed è noto come sin dal suo insediamento l'attuale governo abbia avuto come stella polare quella della massima salvaguardia delle casse dello Stato, con provvedimenti volti dunque a non aggravare ulteriormente il debito pubblico.
Il 31 marzo prossimo si avrà un quadro completo delle economie pubbliche, in modo da consentire la verifica delle condizioni per poter programmare altre misure agevolative.
Come risponde ai costruttori dell’Ance e a tutti gli altri portatori di interesse?
Da parte del governo c'è grande rispetto dei corpi intermedi che l’Ance e gli altri portatori di interesse rappresentano con le loro richieste. Ma occorre grande capacità da parte di tutti nell'intendere l'esatta condizione finanziaria in cui vive l'Italia, rispetto alla quale si sta lavorando accuratamente per calare misure che da un lato avvantaggino le categorie favorendo crescita e sviluppo e, dall'altro, non vadano a sconquassare la finanza pubblica. Un compito non semplice ma è un obiettivo da centrare, ben consapevoli dell'importante peso che l'edilizia ha nella creazione del Pil nazionale.
C’è ancora un margine di trattativa o comunque una strada alternativa allo stop?
Non ci sono margini di trattativa perché, purtroppo, si è arrivati ad un punto di non ritorno. Basti pensare che gli emendamenti, anche quelli più interessanti e potenzialmente più utili allo scopo, cubano una copertura finanziaria non sostenibile dal governo. Questo è il momento di riposizionare i conti in asse, ponendo così le basi per una programmazione che sia finalmente lungimirante.
L’Italia è anche sotto osservazione dell’Ue, questo rende più difficile qualunque soluzione più soft?
Il combinato disposto Superbonus 110% e cessione del credito è una peculiarità tutta italiana e, come ho detto, ha contribuito in maniera importante a creare una grave situazione di debito pubblico.
Tra l'altro il Superbonus, che poteva avere un senso quando è stato partorito in periodo di grande emergenza, è una misura che sconta comunque delle enormi deficienze: dall'assenza di un limite reddituale alla mancanza di criteri di priorità come, ad esempio, per gli edifici più vetusti, per non parlare dell'estensione della richiesta di intervento anche per le seconde e terze abitazioni. Un dato di fatto inconfutabile di cui va preso atto e che, quindi, prescinde dall'osservazione o meno dell'Unione europea che pure ha il suo peso.
Infine, che cosa accadrà da oggi e quali saranno le tappe successive della conversione del decreto?
Da oggi inizierà la discussione generale che porterà al voto entro la settimana, per poi passare al Senato per la conversione definitiva. Immagino che la misura non incontrerà, in prima battuta, il favore di tutti ma chi governa ha il dovere di agire sempre in base al principio del buon padre di famiglia.
Da relatore, sono orgoglioso di aver potuto compiere una sorta di operazione verità, investendo impegno e faccia su un provvedimento così impattante sull'opinione pubblica.
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