Il superdirigente comunale indagato anche per omissione
PESCARA. Il falso e l'omissione. Abbracciati, legati a doppio filo. E dagli effetti «potenzialmente devastanti», come rivela un’autorevole voce del tribunale. Il falso usato come toppa - bucata...
PESCARA. Il falso e l'omissione. Abbracciati, legati a doppio filo. E dagli effetti «potenzialmente devastanti», come rivela un’autorevole voce del tribunale.
Il falso usato come toppa - bucata - dell’omissione, commessa per prima in ordine di tempo. È l'ordinanza sul divieto di balneazione, emessa dal Comune con due giorni di ritardo, a mare tornato pulito, subito revocata - e dunque solo virtuale - dopo un week end bollente in cui la gente si era fatta il bagno tra i colibatteri.
Il cuore dell'inchiesta sul mare batte in quel provvedimento che secondo la procura sarebbe stato retrodatato di 48 ore (dal 3 al primo agosto) per renderlo credibile, per far passare davanti alla cittadinanza il messaggio di un Comune padrone della situazione.
Il dirigente comunale Tommaso Vespasiano è indagato per falso ideologico e omissione di atti d'ufficio in concorso con altri, non identificati al momento. Ma per gli inquirenti il superdirigente comunale non ha agito da solo e non su propria iniziativa: è un braccio operativo, niente più. L’inchiesta è già salita di livello e punta a pesci più grossi.
A dare la stura ai presunti atti illeciti contestati è l'articolo del Centro, datato 2 agosto, a firma di Andrea Bene. E' quello che pubblichiamo in questa pagina. Quel pezzo denuncia a sei colonne che il mare è tutt'altro che pulito, che l'Arta ha reso noti i dati sui prelievi effettuati il 29 luglio precedente e ha già allertato il Comune dopo l'ennesimo sversamento da quella groviera che è la condotta di via Raiale.
A corredo dell'articolo, il collega raccoglie due testimonianze, tra le tante, con nomi e cognomi di altrettanti professionisti che denunciano come i figli non vogliano più entrare in acqua o siano stati costretti a ricorrere alle cure del pronto soccorso: sono un avvocato e un operatore del 118.
Al Comune, è l'ipotesi investigativa, cominciano a sudare freddo nonostante che fuori la temperatura in quei giorni sia proibitiva. C'è il rischio di cause, di denunce: Facebook già trabocca di foto di bambini pieni di eritemi, di bolle. Serpeggiano la paura, l'allarme, la rabbia tra i bagnanti e l'articolo fa da megafono a un malcontento diffuso. Ma dov’è l'ordinanza di balneazione, obbligatoria per legge? «I divieti non sono scattati, nonostante valori così alti di inquinamento», recita l’articolo. Eppure, sono superiori di 4 volte il limite stabilito per legge.
L'ordinanza non emessa il 1° agosto, è la tesi della procura, diventa uno scivolone. Ma è il falso, se dimostrato, a trasformarlo in un clamoroso autogol. Il 2 agosto, quando il Centro rivela che il mare è sporco, è una domenica e le spiagge sono affollatissime.
Quel giorno l'omissione è già cosa fatta, secondo gli inquirenti. Una leggerezza, una negligenza irrimediabile, perché ormai la gente si è tuffata inconsapevole dei rischi corsi. Irrimediabile, ma dalle conseguenze politiche e processuali non fatali: una figuraccia non fa cadere un'amministrazione.
Nelle aule di tribunale, la conseguenza sarebbe ancora meno pesante: l'omissione, punita con la reclusione fino a un anno o una multa di mille euro, non è un reato blando, ma neppure di primo livello e davanti a un giudice, in casi del genere, difficilmente sopravvive. Come dimostrare, infatti, con certezza il collegamento tra il mare sporco e una gastroenterite? I medici dell’ospedale assicurano che non c’è stata alcuna impennata di ricoveri quest’estate e che molti dei malanni denunciati da turisti e residenti potevano essere imputabili ad altro, al sole per esempio. Una relazione causa-effetto debole, insomma, destinata a crollare in aula. Un’omissione del genere non oltrepassa neppure la barriera dell'udienza preliminare.
Ma il falso cambia tutto, dà linfa alla stessa omissione, ne fa da scudo e diventa lo strumento per tenerla in piedi. L'ordinanza è stata retrodatata dal 3 al 1° agosto, è la contestazione ufficiale a Vespasiano e a chi ha concorso nei due reati con lui. Un atto falso per giustificare una grave dimenticanza: la salute pubblica. Un reato più grave, dice l’accusa, per coprirne un altro molto meno grave. E ora abbracciati, fusi in una sorta di reato unico. Gravissimo. Che potrebbe provocare effetti giudiziari, ma soprattutto politici, letali.
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