Il teste: Massimo era arrabbiato

26 Settembre 2017

Il racconto dell’uomo che ha accompagnato Fantauzzi a casa dopo la lite

PESCARA. Tra le testimonianze raccolte dai carabinieri che stanno indagando sull’omicidio di Bevilacqua c’è quella di uomo di 58 anni, implicato in passato in un omicidio, che è stato a stretto contatto con Fantauzzi, quella notte. E lo ha portato a casa, a Montesilvano colle, dopo la discussione nel pub che ha preceduto il delitto. Un diverbio molto pesante, per i carabinieri, sulle cui cause si sta ancora lavorando. L’uomo, però, si è tirato fuori rispetto al delitto. E ha ricostruito così i fatti, come riportato dal Centro nei giorni scorsi.
«Massimo Fantauzzi e Antonio Bevilacqua stavano litigando davanti al locale», il pub Birrami. «Si sono pure spinti e, per evitare che finisse a botte, io ho preso di peso Massimo e l’ho fatto salire nella mia macchina. Gli ho detto: ma te la stai a prendere con un ragazzino di vent’anni? Lì per lì Massimo era arrabbiato e diceva: ma tu guarda che cosa devo sentire», visto che Bevilacqua gli avrebbe detto «infame» o altre parole offensive. Il testimone ha aggiunto che mentre riportava Fantauzzi a casa, «Massimo si è tranquillizzato. Quando siamo entrati a casa sua, a Montesilvano colle, era calmo. È andato al bagno, siamo rimasti un po’ di tempo, 5-10 minuti, poi io me ne sono andato. Lui mi ha accompagnato all’uscita e io gli ho detto: “Mo’ vatti a dormire e ci vediamo domani”. Sono salito sulla mia macchina da solo e sono tornato verso il pub per pagare il conto delle birre che avevamo preso e per chiedere scusa al titolare. Quando sono arrivato in via Verrotti, stavo camminando per entrare al pub e mi sono visto una persona arrivare da dietro».
A quel punto il testimone è stato avvicinato e toccato dal killer, come mostra una delle telecamere della zona. «Con la mano destra mi ha spostato, quasi per bloccarmi. Aveva un cappuccio e un passamontagna: il fucile non l’ho visto subito. Mi sono ghiacciato e non ho capito niente, poi, ho sentito lo sparo e sono scappato». L’uomo non avrebbe riconosciuto subito il killer, che si è coperto il volto con passamontagna e cappuccio e aveva vestiti diversi e rispetto a quelli visti poco prima addosso a Fantauzzi. Dicendosi estraneo all’omicidio l’uomo ha chiarito che non poteva «sospettare che quello sarebbe tornato al pub armato. Quando l’ho lasciato a casa era tranquillo. Se avessi pensato che poteva fare una cosa del genere, non l’avrei portato a casa ma l’avrei fatto venire a casa mia. Mai avrei potuto immaginare una simile reazione».
Le indagini non sono ancora concluse. I carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo, diretti dal maggiore Massimiliano Di Pietro e dal colonnello Gaetano La Rocca, stanno esaminando anche la posizione di altre persone, dopo aver raccolto una pluralità di testimonianze, come specifica il colonnello Marco Riscaldati, comandante provinciale dell’Arma, che nega l’esistenza di un supertestimone. Diverse le ipotesi sul movente, ma non ci sono dubbi sul diverbio avvenuto nel pub. (f.b.)
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