Il trafficante di droga non parla e resta in cella

PESCARA. Si avvale della facoltà di non rispondere alle domande del gip durante l’interrogatorio di garanzia e il suo arresto viene convalidato con l’emissione della misura cautelare in carcere....
PESCARA. Si avvale della facoltà di non rispondere alle domande del gip durante l’interrogatorio di garanzia e il suo arresto viene convalidato con l’emissione della misura cautelare in carcere. Stiamo parlando del cinquantenne di Pianella, T.C., che lo scorso venerdì sera è finito in manette per possesso di circa 132 chilogrammi di hashish e marijuana, ad opera degli uomini della squadra mobile di Pescara che da tempo lo tenevano sotto controllo
. Un insospettabile (sembra avesse insegnato fino a un paio di anni fa) che, pur non lavorando più, aveva un tenore di vita altissimo che ha fatto ben presto insospettire gli investigatori guidati dal dirigente Gianluca Di Frischia che lo hanno tenuto d’occhio fino a quando venerdì scorso non lo hanno fermato mentre era a bordo di una costosissima autovettura. Il suo nervosismo ha fatto decidere la polizia per una accurata perquisizione domiciliare dove è saltato fuori un vero e proprio tesoretto da circa un milione di euro, valore di mercato (400 mila il prezzo all’ingrosso).
Ieri, su richiesta del pm Benedetta Salvatore, c’è stata la convalida dell’arresto davanti al gip Fabrizio Cingolani. L’indagato, (che durante il suo interrogatorio ha revocato il mandato al suo iniziale avvocato nominando Rossella Serra), ha comunque deciso di non rispondere alle domande del giudice che non ha potuto far altro che convalidare il fermo ed emettere la misura in carcere, vista l’entità della droga sequestrata. L’uomo era stato trovato in possesso di sei borsoni e di un trolley che contenevano una gran quantità di panetti di hashish e qualcuno anche di marijuana (nascosto nel frigorifero), oltre ad una pistola scacciacani senza il tappo rosso, corredata da 29 cartucce a salve. Droga che avrebbe invaso il mercato locale considerato il grande uso che ne stanno facendo soprattutto i giovanissimi, che sta facendo salire di molto la richiesta rispetto alle altre sostanze stupefacenti.
Nella misura il gip Cingolani ha evidenziato la personalità dell’indagato «desunta dai suoi comportamenti, denotando il reato di spaccio di stupefacenti pericolosità sociale, tendenza a delinquere e a trarre i proventi per il proprio sostentamento dallo svolgimento di attività criminali, nonché collegamenti con ambienti criminali, elementi che rendono altamente probabile la reiterazione di condotte delittuose». Ed è proprio sulla rete criminale che sta lavorando la Mobile perché quei quantitativi di droga lasciano intendere una organizzazione alle spalle: contatti con i grossisti, forse anche stranieri, e una rete per lo smercio in città. L’unica misura adatta, secondo il gip, è dunque il carcere visto anche «l’assoluto disprezzo delle leggi dimostrato dal soggetto con una così cospicua attività di spaccio, evincibile dalla quantità di sostanza rinvenuta, dalla presenza di materiale da confezionamento, nonché dai precedenti anche specifici».

