Immigrati-volontari al Festival

13 Novembre 2016

La storia: 4 ospiti del Centro accoglienza impiegati alla rassegna delle letterature

MONTESILVANO. Un bell’esempio di accoglienza e integrazione dal Fla Pescara Festival. A comporre la squadra dei volontari della manifestazione ci sono anche 4 immigrati ospiti del Centro di accoglienza straordinaria Excelsior di Montesilvano. Da giovedì, infatti, a consegnare programmi, accogliere i partecipanti e a fornire informazioni ci sono anche Windsom Nwafor, nigeriano di 18 anni, Jacouba Sangarè, 19 anni del Mali, Malou Mané, ventenne del Senegal, e Lamine Kamara, 20 anni della Guinea. L’idea è stata dell'insegnante di italiano Maria Adele D’Amaro. «Ho letto che il Fla cercava volontari», spiega, «e mi è sembrato il contesto giusto per permettere ai ragazzi di creare un dialogo con i loro coetanei e con la città. Spesso, a causa della lingua, del gap culturale e della timidezza, sono proprio loro ad auto-ghettizzarsi». I quattro volontari, scelti perché tra i primi ad arrivare in città, hanno raccontato al Centro le loro storie. A cominciare da Malou, che dopo tre giorni in mare è stato recuperato dalle navi italiane e da 8 mesi è in attesa dello status di rifugiato: «Dopo aver imparato l’italiano, voglio frequentare dei corsi e diventare pittore», spiega il senegalese rivelando di amare l’Italia e la pasta. Più complicato abituarsi al cibo italiano per Wisdom. «I sapori africani sono diversi», sottolinea, «ma ora mi piace molto, come gli italiani». Il suo sorriso si spegne quando ripensa al viaggio «terribile» di 30 ore per arrivare in Italia e al padre e i fratelli in Nigeria. Ma la tristezza passa quando parla del futuro: «Vorrei diventare un calciatore, sono molto bravo». È ancora molto dubbioso sul domani, invece, Jacouba: «Mia madre è morta quando ero molto piccolo e mio padre mi picchiava. Per questo sono uscito di casa. Ma nel Mali ogni giorno venivano uccise tante persone e così ho deciso di partire e 7 mesi fa sono arrivato a Lampedusa». Quanto al futuro: «Devo prima studiare. Non sono andato a scuola perché l'unica mia preoccupazione era dove dormire e cosa mangiare». Anche Lamine, dopo aver lasciato la Guinea, ha affrontato il viaggio della speranza fino a Lampedusa. «È stato bruttissimo, ma ne ero consapevole. Il mio sogno era di arrivare in Italia e prima di partire mi sono detto che dovevo provarci a tutti i costi, anche se avrei sofferto, anche se forse non ce l’avrei fatta» E invece ce l’ha fatta Lamine, che spera di diventare tappezziere e che oggi si dice orgoglioso di aver partecipato al Fla. (a.l.)

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