Imprese tra rabbia e lacrime: fateci lavorare, ridateci dignità

9 Marzo 2021

Cento artigiani e negozianti pescaresi domani a Roma per la manifestazione delle Partite Iva Lo sfogo degli imprenditori: lo Stato non ci può chiedere le tasse se le attività restano chiuse

PESCARA. Tra lacrime e rabbia a chiedere «dignitosamente» un lavoro. E sostegni per riavviare le attività commerciali, anche storiche, agonizzanti o spazzate via da un anno di emergenza sanitaria. Basta chiusure pazze, ma indennizzi alle attività colpite. Piano di rilancio delle economie. Drastico taglio del carico fiscale. Condoni e premialità virtuose. E l’attivazione, da parte delle banche, di sportelli di ascolto e consulenze per rimettere in sesto le aziende in affanno.
Con lo «stato d’animo a pezzi», cento imprenditori, artigiani e negozianti pescaresi (200 da tutta la regione, numeri bassi nel rispetto delle misure di sicurezza) domani scenderanno in piazza del Popolo, a Roma, per urlare tutta la loro disperazione. Per tutti varranno le regole del distanziamento, l’uso delle mascherine e niente assembramenti.
La manifestazione è organizzata dal movimento “Partite Iva-Insieme per cambiare” che in Abruzzo conta 2.500 iscritti (400mila in Italia), coordinati da Giuseppe Bucciarelli con Vito Tribuzio, responsabile per il Centro Italia. Di buon’ora un bus partirà dalla stazione centrale di Pescara e, chi vuole, fa ancora in tempo a prenotarsi oggi al numero 333.3910607. In tanti raggiungeranno la Capitale con mezzi di trasporto propri. Altri «vorrebbero esserci, ma non se lo possono permettere: non hanno soldi per affrontare il viaggio a Roma. Colleghi imprenditori ci stanno chiamando piangendo perché sono alla canna del gas», è l’impietosa fotografia scattata dal presidente Bucciarelli, immobiliarista, che al primo posto delle richieste al governo mette la dignità: «Rivogliamo la dignità per le Partite Iva che non hanno mai avuto tutele, sacrificate senza pietà con una miriade di apri e chiudi che ci hanno condannato a morte». È convinto, Bucciarelli, che la «salvezza, per noi, sarebbe stata rimanere sempre aperti, in questo anno, confidando nel buon senso e nel rispetto delle regole da parte della clientela». Perché «quando mai si sono viste code e affollamenti davanti alle gioiellerie che per ragioni di sicurezza non possono mai, mai, e non solo col Covid, far entrare più di due persone per volta? E quando mai si sono visti negozi di abbigliamento o di scarpe così pieni da non rispettare i distanziamenti? Ci stanno facendo morire lentamente con provvedimenti che non hanno nessuna logica, che non tengono conto delle reali necessità degli imprenditori con Partita Iva». Ed ecco la sfilza di richieste degli imprenditori al governo centrale: «Basta chiusure pazze e scriteriate che hanno distrutto l'economia. Vogliamo equilibrio fra esigenza sanitaria e salvaguardia del diritto del lavoro e adeguamento degli indennizzi, non inferiori al 75% per tutte le attività che hanno avuto cali di fatturato» cioè quelle più fortunate che non hanno ancora chiuso i battenti «e un equo fondo perduto per le nuove attività». Un piano di rilancio delle economie come «stimolo alla crescita con l’incremento occupazionale e investimenti». Poi: «Detassazione totale con aliquota unica al 10% sul reddito d’ impresa prelevato dall’imprenditore e aliquota massima del 33% sulle ulteriori somme prelevate dall’imprenditore». Condono fiscale e premialità: «Il governo», spiegano le Partite Iva, «in un momento in cui nessuno riesce a produrre reddito, deve puntare allo stralcio dei debiti fiscali pregressi. Se lo Stato non concede di lavorare non può esigere pagamenti di imposta. Chiediamo, infine, liquidità immediata alle imprese. Sarebbe necessaria una moratoria sui rating bancari che possa accompagnare l’impresa a un ritorno alla normalità. Più tutela del lavoro autonomo con ammortizzatori sociali e pari dignità al lavoro dipendente».