Imu, così il carovita estende l’esenzione alle seconde case

15 Ottobre 2022

L'AQUILA . Doppia esenzione dell'Imu ai coniugi con residenze in abitazioni differenti, anche se collocate in comuni diversi. Spetterà agli enti locali accertare il rispetto delle condizioni per...

L'AQUILA . Doppia esenzione dell'Imu ai coniugi con residenze in abitazioni differenti, anche se collocate in comuni diversi. Spetterà agli enti locali accertare il rispetto delle condizioni per beneficiare dell’agevolazione e il possesso dei necessari requisiti. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, con una sentenza depositata due giorni fa, che tiene conto del carovita e dell'alta mobilità lavorativa, che rende sempre meno rara l’ipotesi di nuclei familiari con residenze in luoghi diversi, che si ricongiungono solo periodicamente.
Si allargano, così, le maglie dell’esenzione dell'Imposta unica sugli immobili riconosciuta ai coniugi in relazione all’abitazione principale, che spetta sempre al possessore che vi risiede abitualmente.
DOPPIA ESENZIONE.
È partita dalla questione della disparità di trattamento tra coniugi e conviventi, la discussione che ha portato la Corte Costituzionale a porre il quesito sulla legittimità della norma che vincola il diritto all’esenzione Imu alla verifica della residenza, non solo del possessore dell’immobile, ma anche del suo nucleo familiare.
Di fatto, la recente sentenza dichiara «illegittima la norma che vincola l’accesso all’esenzione Imu per i coniugi, stabilendo quindi il diritto alla doppia esenzione», e ristabilisce «il diritto all’esenzione per ciascuna abitazione principale di persone sposate o parti di un’unione civile, nel rispetto dei requisiti della dimora abituale e della residenza anagrafica del possessore dell’immobile e del suo nucleo familiare». Restano i requisiti previsti per l’accesso all’esonero, che dovranno, tuttavia, essere considerati in relazione al possessore dell’immobile e non al proprio nucleo familiare.
Se ad esempio quindi il marito è proprietario di una casa a Roma, dove vive abitualmente e ha fissato la propria residenza, mentre la moglie vive stabilmente a Bologna, in un immobile di propria proprietà, su entrambi sarà possibile fruire dell’esonero dal pagamento dell’Imu.
Viene chiarito, infatti, dalla sentenza della Consulta che «le dichiarazioni di illegittimità costituzionale (..) non determinano, in alcun modo, una situazione in cui le cosiddette seconde case delle coppie unite in matrimonio o in unione civile ne possano usufruire. Ove queste abbiano la stessa dimora principale l’esenzione spetta una sola volta».
ABITAZIONE PRINCIPALE.
Al centro delle valutazioni della Corte c’è la definizione di abitazione principale, intesa come «l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente». Ma nel caso in cui per esigenze per esempio lavorative i coniugi sono costretti a risiedere in luoghi diversi scatta la doppia esenzione. Chi però ne approfitta deve stare attento.
CHI CONTROLLA E COME.
Premesso, come si è detto, che non è un via libera all’esenzione Imu generalizzata per le seconde case ma un atto di responsabilizzazione per i Comuni, chiamati a verificare quando si ha effettivamente diritto a non pagare l’imposta in caso di residenze in comuni differenti, ecco a chi tocca mettere in atto i controlli per stanare i furbetti. Il compito di verificare la sussistenza delle condizioni per l’accesso alle agevolazioni fiscali resta in capo ai comuni.
Rilevanti in tal senso saranno i consumi: le bollette sono da sempre uno degli elementi valutati per stabilire se sussiste il requisito della dimora abituale in parallelo a quello della residenza, accertabile in maniera più semplice mediante l’accesso alle informazioni negli archivi comunali. I consumi di luce, gas e acqua aiutano infatti a stabilire se l’immobile per il quale si intende fruire dell’esonero sia effettivamente qualificabile come abitazione principale. (m.p.)