In 5 anni rivoluzionato il settore

5 Marzo 2015

Differenziata e due discariche chiuse: così sono cambiati gli affari dopo gli arresti

PESCARA. Oro d’Abruzzo. Doveva chiamarsi così l’inchiesta della squadra mobile e della procura di Pescara iniziata nel 2009 e sfociata il 22 settembre 2010 con l’arresto ai domiciliari dell’allora assessore regionale di Forza Italia Lanfranco Venturoni e del fondatore della Deco spa Rodolfo Di Zio. Un’indagine, poi chiamata Re Mida, che ha scavato nei rifiuti teramani e di Montesilvano. In quelle carte giudiziarie si descrive la Deco come l’impresa che in quegli anni aveva in mano il monopolio dei rifiuti. «La terra d’Abruzzo è attualmente vittima di un regime di monopolio», dice un rapporto della Mobile del 2009, firmato dall’allora dirigente Nicola Zupo, «monopolio questo causato certamente dalla condotta illecita della parte privata che ha il solo interesse di massimizzare i profitti, ma che può conseguire tale illecito fine solo con una condotta superficiale, omissiva e di particolare degrado, ci si consenta di dire anche morale, da parte di funzionari di enti amministrativi e di politici anche di rilevanza nazionale».

Quasi 5 anni dopo – con il processo su Montesilvano ancora aperto, uno stralcio pendente a Roma mentre a Teramo sono già arrivate due condanne – il settore dei rifiuti abruzzese è mutato: la discarica più importante, Colle Cese a Spoltore, una collina di spazzatura che domina l’autostrada A14, è chiusa da due anni perché arrivata al massimo della capienza; nel mercato dell’immondizia sono entrate nuove ditte, provenienti anche da fuori regione; la quota di rifiuti indifferenziati è diminuita con comuni, soprattutto piccoli, che hanno superato la soglia del 60 e 70 per cento di differenziata mentre i grandi centri arrancano.

Al centro del troncone montesilvanese dell’indagine c’era l’Ecoemme, l’azienda municipalizzata formata dal Comune di Montesilvano, dalla Deco e dalla Comunità montana Vestina: adesso, l’Ecoemme non esiste più e la Deco ha perso Montesilvano. A Montesilvano, 53 mila abitanti e una quota di differenziata al livello di Napoli, è arrivata la Tradeco, impresa pugliese che si è aggiudicata l’appalto da circa 20 milioni di euro per 5 anni. Per adesso la raccolta differenziata di Montesilvano resta intorno al 20 per cento mentre i dipendenti protestano per gli stipendi pagati in ritardo e il prossimo 16 marzo sarà il giorno dello sciopero. Un’altra impresa pugliese, la Sima con l’Ecoalba, opera a Penne: dopo i ritardi per la mancanza del certificato antimafia, il servizio è partito e i dati dicono che la differenziata è intorno al 68 per cento. Percentuale ancora più alta a Loreto Aprutino dove opera la Rieco, ditta del gruppo Deco: 73 per cento. Sopra al 60 per cento è la quota di differenziata a Spoltore, un altro comune servite da un’impresa dei Di Zio, l’Ecologica srl.

Un’altra impresa presente a Chieti e in altri 8 centri del Pescarese è la Formula Ambiente di Cesena: a Chieti la differenziata è al 64 per cento. Le imprese pubbliche rimaste sono l’Attiva a Pescara e la Linda a Città Sant’Angelo. (p.l.)

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