In Abruzzo primi contagi non importati

9 Marzo 2020

Parruti: «Siamo di fronte a uno scenario nuovo, cerchiamo pazienti locali». I test positivi salgono a 17, c’è una studentessa

PESCARA. «Siamo di fronte ad uno scenario nuovo. Dobbiamo essere più aperti a cercare la possibile presenza in pazienti locali, perché, a questo punto, è probabile che vi sia una diffusione del virus sul territorio». Alla luce dei nuovi casi di Coronavirus, il direttore dell'Unità operativa complessa di Malattie infettive dell'ospedale di Pescara, Giustino Parruti, membro della task force della Regione, analizza così la situazione in Abruzzo. Salgono a quota 17 i pazienti affetti da Covid-19 in Abruzzo: si aggiunge infatti il caso di una studentessa di Torremaggiore (Foggia), che vive a Pescara, contagiata in Puglia da un parente positivo.
CASI LOCALI. In Abruzzo si registrano, però, i primi contagi da coronavirus la cui origine non è d'importazione e che potrebbero indicare una diffusione sul territorio. Ne sono l’esempio i due coniugi di Città Sant'Angelo, ora ricoverati all'ospedale di Pescara, per i quali non è stata accertata la relazione epidemiologica.
Poco chiara, al momento, anche l'origine del contagio di un giovane di Manoppello, ricoverato in ospedale. L'uomo era stato per poche ore in Emilia Romagna e, dalle prime informazioni, sembra che non abbia avuto contatti a rischio. Non è escluso, di conseguenza, che il contagio sia avvenuto in Abruzzo. Come per tutti gli altri casi, è stato avviato il tracciamento dei contatti e chi ha interagito con lui negli ultimi giorni viene posto in isolamento domiciliare, come accaduto per tre persone di San Valentino in Abruzzo Citeriore.
IL LABORATORIO. Altra situazione che desta preoccupazione è quella di due coniugi positivi al Covid-19, rientrati da una vacanza nel Nord Italia. La donna, seppure dedicata ad un altro settore, è un operatore del laboratorio della Asl di Pescara, centro di riferimento regionale per l'emergenza Coronavirus, dove vengono analizzati i tamponi provenienti da tutto l'Abruzzo. Attivata quindi la sorveglianza sanitaria per il personale del laboratorio, che verrà sottoposto a tampone. I due coniugi, pressoché asintomatici, sono a casa in isolamento.
I TEST. Dei diciassette casi complessivi, sono 13 i pazienti ricoverati in ospedale, non in terapia intensiva, mentre altri quattro sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl. Centosessantatré i tamponi complessivamente analizzati, su un totale di 153 persone: 128 quelli risultati negativi.
RESPONSABILITÀ. Parruti, che si occupa, senza sosta, di gestire l'emergenza, lancia anche un invito alla responsabilità ai cittadini: «Ognuno deve sentirsi responsabile di una riduzione delle relazioni sociali in termini di rischio e di quantità. In altre parole», sottolinea l'esperto, «bisogna stare di più a casa. Le ultime vicende dimostrano che il virus ha anche qui una capacità di diffusione, per cui dobbiamo stare fermi. Le scuole chiuse, lo stop ai locali, sono tutti provvedimenti che devono avere uno scopo, se vogliamo fare come i cinesi, che ne stanno uscendo. Dobbiamo mostrare corresponsabilità civile e sociale nei confronti di questa situazione. Il virus ha bisogno di riprodursi: se lo fermiamo per un po' di giorni», conclude, «lui muore e scompare». (l.d.)