«In Brasile per affari, non sono pedofilo»

Parla il commercialista di Montesilvano arrestato a Maceiò: io accusato ingiustamente, mai toccato quella ragazzina
di UMBERTO CERQUETI
Curo affari in Brasile e ivi mi reco ogni qualvolta ciò si renda necessario. L’ultima volta sono andato perché dovevo promuovere, per conto terzi, l’affitto di alcuni appartamenti preferibilmente a uomini d’affari e, per fare ciò, ero stato consigliato da esperti del settore di inserire nel circuito web delle banche locali le offerte relative a questi immobili. A tal fine, avendo rapporti bancari con primario istituto di credito locale, nel mese di ottobre feci la conoscenza di una dipendente di tale banca alla quale mi rivolsi, il giorno 23 febbraio 2015, intenzionato a mostrarle i predetti appartamenti che si trovano all’interno di un residence e che sono amministrati da un amico con il quale collaboro, affinché lei ne prendesse visione anche al fine di fare delle fotografie e divulgasse la disponibilità all’affitto sul sito, sul blog e sulla pagina Facebook della banca stessa, in modo tale da poter essere proposti a uomini d’affari anche per brevi periodi. Tale scelta è stata fatta in primo luogo per l’affidabilità che un professionista può dare, sia per la cura e il rispetto che lo stesso possa avere per l’immobile, sia per il maggior grado di solvibilità nei pagamenti e anche perché con tale tipo di utenza può essere richiesto un canone maggiore rispetto ai turisti e, infine, perché se trovato di loro gradimento quell’immobile sarà poi richiesto anche successivamente dallo stesso o da altri suoi colleghi, creando così una continuazione negli affitti.
Per cui, in tale circostanza, entrai nell’androne accompagnato dalla dipendente della banca e attendemmo l’arrivo di uno degli ascensori: contestualmente sono arrivati due agenti di polizia con i quali abbiamo preso l’ascensore scambiando con loro i saluti. Uscimmo tutti allo stesso piano, gli agenti entrarono nell’appartamento attiguo a quello in cui entrai con la dipendente della banca. Avendo necessità di recarmi in bagno, ciò feci lasciando quest’ultima nel soggiorno e, passati una quindicina di secondi, sentii suonare con estrema veemenza il campanello della porta di ingresso sentendo da fuori l’intimazione che se non avessi aperto immediatamente avrebbero sfondato la porta! Per cui subito aprii la porta e mi trovai i due agenti che entrando chiesero se avevo droga e l’età della donna. Lei riferì avere 16 anni – e sul momento rimasi stupito anch’io in quanto per lavorare nell’istituto di credito immaginavo avesse un’età maggiore, mentre in Brasile lavorare a 16 anni, ho poi saputo, è assolutamente lecito - e subito i poliziotti hanno detto «ora arrestiamo l’italiano pedofilo».
La dipendente della banca subito iniziò a piangere e disse testualmente di non aver fatto nulla e disse che io non l’avevo sfiorata neppure con un dito. Ovviamente, tale circostanza fu da me ribadita con vigore ai due poliziotti, i quali comunque mi arrestarono e portarono in commissariato. Ivi siamo stati interrogati separatamente e il mio avvocato mi ribadì che la dipendente aveva affermato di non essere stata neppure sfiorata con un dito. Ciò nonostante la delegata di polizia, dopo aver accertato che non vi era stato alcun atto sessuale neanche tentato, affermò che sarei rimasto in stato di fermo per indagare se come “gringo”, come vengono chiamati gli stranieri lì, avessi tentato di convincere la ragazza a venire in Italia per prostituirsi in quanto la polizia stava accertando che io non avessi in Italia locali notturni per far prostituire donne. Ovviamente, né in Italia né all’estero ho locali notturni, l’unica mia attività è quella di commercialista. L’unica ipotesi di reato per la quale sono indagato è favoreggiamento della prostituzione, non certo pedofilia, come si evince dall’allegato capo di imputazione. Quando saranno terminate le indagini, la polizia invierà il fascicolo all’equivalente del nostro pubblico ministero che deciderà se mandare a processo o archiviare l’inchiesta.
Per tutelare il mio onore, vi terrò informati degli sviluppi fino a che non si arriverà alla proclamazione della mia totale estraneità a tali ipotesi di reato. Tutta la mia famiglia subito messa al corrente dell’accaduto mi è stata vicina, ha compreso l’enorme equivoco e continua a rinfrancarmi in questo momento particolare della mia vita.
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