In centinaia per l’ultimo saluto a Gabriel

Marina di Città Sant’Angelo. Ai funerali del 18enne investito da un ubriaco il sacerdote attacca la cultura dello sballo
CITTA’ SANT’ANGELO. «Non vuole essere facile moralismo, ma dico: non ubriacatevi». È netto il monito arrivato ieri da don Antonio Rapagnetta che ha concelebrato la messa per i funerali di Gabriel Di Giorgio, il diciottenne di Città Sant’Angelo che mercoledì scorso, mentre stava attraversando col monopattino sulle strisce pedonali, è stato investito a Città Sant’Angelo, in viale Petruzzi, all’altezza di via San Martino, da un ventenne neopatentato, poi risultato ubriaco, alla guida di una Fiesta.
Nella chiesa di San’Agostino, a Marina di Città Sant’Angelo, che non ce l’ha fatta a contenere tutti quelli che hanno voluto stringersi al dolore dei genitori di Gabriel, Gabriele e Luciana, dei fratelli Alessandra, Emilio e Luca, dei cugini, dei parenti e dei tanti amici (presente anche l’assessore comunale Mirko Collevecchio), don Antonio se l’è presa con la «cultura dello sballo e dell’eccesso».
«Perché per divertirsi», si è chiesto don Antonio che ha concelebrato la messa insieme col parroco, don Nino Di Francesco, «bisogna andare per forza fuori di testa? I ragazzi si annoiano?», si è poi domandato il prelato. E ancora: «La risposta degli adulti è arrendevole. Il punto è che i ragazzi si sfrenano e noi rimaniamo tranquilli».
Una chiamata a una maggiore responsabilità da parte di tutti è stata dunque l’evocazione di ieri di don Antonio, dopo la prematura morte di Gabriel, del quale sono stati donati il cuore, il fegato, e i reni.
«Noi ai nostri ragazzi dobbiamo dare delle risposte», ha proseguito il sacerdote, «e nei loro confronti dobbiamo essere attenti e vigili. E la risposta che dobbiamo ai nostri ragazzi non può che essere quella cristiana, in quanto l’asticella deve essere posta in alto, così da proporre un progetto di vita forte».
Ma alle parole di don Antonio si sono aggiunte quelle degli amici del giovane, il quale frequentava a Pescara l’istituto alberghiero De Cecco. Parole toccanti sono arrivate dal pulpito proprio da un amico che ha parlato a nome di tutti. «Gabriel», ha rimarcato commosso, «non avrei mai immaginato di salutarti così e quello che voglio ricordare è che eri capace di farci ridere sempre. Vivremo col sorriso sulle labbra così come ci hai insegnato tu».
Al termine della cerimonia, fuori della chiesa, prima dell’ultimo viaggio di Gabriel, quello verso il cimitero di Città Sant’Angelo, decine di palloncini bianchi, da parte degli amici, si sono librati in aria.
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