In classe tra muri sfondati e vetri rotti

5 Dicembre 2015

Viaggio all’Alessandrini di Montesilvano, ecco come è ridotta la sede che la Provincia paga 400 mila euro all’anno

MONTESILVANO. In aula tra muri spaccati e vetri rotti. Il viaggio del Centro negli istituti scolastici per raccontare la #malascuola approda oggi a Montesilvano, all’istituto tecnico Alessandrini: gli studenti sono costretti a sopportare i disagi della sede distaccata di via Verrotti, una sede presa in affitto e che costa alla Provincia di Pescara circa 400 mila euro l’anno.

L’Alessandrini conta in totale 800 studenti e si divide in due diversi indirizzi: quello economico, che offre le specializzazioni in amministrazione, finanza e marketing, e turismo, che trova sede in via D’Agnese; e quello tecnologico (elettronica, informatica e grafica), ospitato in un edificio privato. Ed è proprio quest’ultimo a rappresentare il problema principale per l’Alessandrini a causa delle gravi carenze strutturali della scuola. Vetri rotti, finestre che non si chiudono bene, termosifoni mal funzionanti, pareti di cartongesso completamente sfondate, fili elettrici a vista: sono solo alcuni dei problemi mai risolti e messi ancora in luce dagli studenti che, proprio per questa ragione, dallo scorso 27 novembre stanno occupando la scuola per far sentire la propria voce al dirigente scolastico Carlo Di Michele, ma soprattutto alla Provincia, responsabile degli istituti superiori.

«I problemi sono tanti», evidenziano Francesco Finore e Andrea Fanfoni, studenti del quarto anno e rappresentanti d’istituto. «Iniziamo dal fatto che al piano terra non c’è una classe che non abbia un muro rotto, contrariamente al primo piano dove durante l’occupazione dell’anno scorso abbiamo provveduto noi alla sistemazione dell’intonaco e della pittura. Ci sono classi, infatti, che comunicano tra loro perché i muri sono di cartongesso e si sgretolano facilmente. Noi ci stiamo mettendo d’impegno per rifare tutto da soli, a nostre spese. Ma il preside non è dalla nostra parte, non ci ascolta e fa promesse che poi non vengono mantenute». Tra i problemi anche l’attrezzatura tecnologica. «Abbiamo computer vecchissimi che si spengono appena tocchi il banco facendoci perdere i lavori», proseguono gli studenti, «o un corso di grafica morto prima di nascere visto che non c’è nulla di ciò che servirebbe per portarlo avanti. La cosa che fa più rabbia è che la Provincia spende oltre 400 mila euro all’anno di affitto per questa scuola, fondi che potrebbero essere impiegati per migliorare le strumentazioni e per promuovere dei progetti utili. Oltretutto la scuola di via D’Agnese ha un piano libero dove potrebbero andare alcune nostre classi, e invece la scuola ha appena approvato un progetto per destinarlo per 2 anni a un’accademia musicale, praticamente gratis».

Dito degli alunni puntato infine contro i professori che, a loro avviso, non ascolterebbero le richieste degli studenti: «Noi cerchiamo un punto di incontro con loro ma non riusciamo a ottenerlo, avessimo almeno una bella scuola». Eppure qualcosa inizia a muoversi in tal senso, come evidenzia il preside. «Noi abbiamo insistito per anni con la Provincia affinché trovasse una sistemazione più adeguata o migliorasse l’assetto esistente», garantisce Di Michele. «Finalmente qualche segnale positivo c’è. In questi giorni è iniziata la sistemazione dell’impianto elettrico e la sostituzione e messa in sicurezza degli infissi. Ma c’è ancora molto da fare. Avremmo bisogno di aule più belle e più capienti e di strumentazioni più adeguate per i nostri laboratori». Nessun problema, invece, con l’edificio di via D’Agnese e con le palestre delle due scuole, utilizzate anche dalle società sportive per la loro capienza.

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