In coma da un anno, appello della moglie

16 Maggio 2024

Un 54enne di Rosciano ricoverato fuori regione, serve una struttura in Abruzzo per la riabilitazione. Blasioli (Pd) solleva il caso

ROSCIANO. Un appello accorato alla Regione affinché non lasci indietro una famiglia di Rosciano e riesca a trovare in Abruzzo una struttura in grado di garantire un percorso riabilitativo adeguato a un 54enne, in coma da quasi un anno dopo un arresto cardiaco.
La richiesta di presa in carico arriva dalla moglie, stremata da una via crucis che va avanti dal 20 giugno 2023, giorno del ricovero del marito in Rianimazione a Chieti. La donna, dopo aver ricevuto l’ennesimo avviso di trasferimento al centro Santo Stefano di Pesaro, ha chiesto aiuto al consigliere regionale del Pd Antonio Blasioli. «Dalla scorsa estate, barcamenandosi con enormi difficoltà e spese ingenti tra lavoro e cura dei figli», spiega Blasioli, «la donna sta continuando ad assisterlo macinando chilometri su chilometri e scontrandosi con un sistema che non perde occasione per dimostrare le sue criticità e lentezze, lasciando spesso soli i familiari dei pazienti nell’affannosa ricerca di soluzioni e accomodamenti che invece spetterebbero loro di diritto».
L’iter sanitario prevede per il 54enne un percorso in un centro di riabilitazione intensiva specializzata, ma in Abruzzo le strutture sono poche e nessuna di queste ha dato disponibilità. È così che il 21 settembre 2023, su indicazione della Asl, viene trasferito fuori regione a Fontanellato per due mesi, a pochi chilometri da Parma nel centro Cardinal Ferrari, poi torna in provincia di Pescara nel centro Madonna del monte di Bolognano, ma qui le sue condizioni si complicano poiché insorgono iperventilazione, setticemia e Covid. Il 20 dicembre scorso viene trasferito d’urgenza a Pescara, in prognosi riservata, nel reparto di Malattie infettive dove è ancora ricoverato. «Considerata la gravità del quadro clinico e la necessità di assistenza continua», riprende Blasioli, «una volta stabilizzato la moglie ha preferito non riportarlo a Bolognano. Tuttavia, a fronte della rinnovata indisponibilità delle altre strutture, il paziente è rimasto praticamente parcheggiato nel reparto di malattie infettive Covid di Pescara senza avere la possibilità di proseguire e portare a termine il percorso riabilitativo avviato a Parma, finendo anzi per vanificare quanto fatto a suo tempo. Solo nei gironi scorsi, dopo 4 mesi e a seguito di reiterate lamentele anche presso la direzione sanitaria, ha finalmente potuto riprendere la riabilitazione ma con un modus operandi totalmente differente rispetto a quello della clinica emiliana anche a causa della mancanza di attrezzature». Di qui l’appello alla Regione: «È inconcepibile che un padre di famiglia possa essere privato della possibilità di recuperare. La richiesta, di cui mi faccio portavoce», conclude Blasioli, «è di reperire in Abruzzo una struttura in grado di garantire le cure adeguate, che consenta alla moglie di stare vicino al marito ogni giorno e mantenere il suo lavoro». (y.g.)