In duecento al cospetto di Hat

Atri, fila di visitatori per la prima giornata della mostra sull’antica moneta
ATRI. Si entra in una penombra, una luce soffusa dà corpo al sipario, due coni di luce si concentrano su un piedistallo, al centro della scena; una musica concertistica, quella del maestro Antonio Di Jorio, pervade l’ambiente. È questo l’allestimento che l’amministrazione comunale ha creato, nel teatro comunale di Atri, per la mostra dedicata all’Asse, moneta coniata, insieme ad altre, nelle antiche zecche di Hat o Hatria, l’unica città dell’Adriatico a battere moneta prima di Roma. Moneta che esprime floridezza e che fece della antica Hat un faro culturale ed economico ancor prima che la potenza romana si manifestasse in tutto la sua grandezza. Lo sguardo dei visitatori (ieri ne sono arrivati più di duecento) è attratto dai due coni di luce che illuminano la moneta, unica e vera protagonista della tre giorni a lei dedicata: 305 grammi di bronzo, 7.5 centimetri di diametro, coniata tre-quattro secoli prima di Cristo, carica di storia ma con una visione al futuro. «L’idea di esporre un esemplare originale della nostra antica moneta» commenta l’assessore alla Cultura e al Turismo del comune di Atri, Domenico Felicione «è nata dal progetto turistico al quale stiamo lavorando. Il rilancio del turismo non può prescindere dalla storia di una comunità. La nostra antica moneta è il simbolo più adatto per questo scopo e stiamo cercando di farne un brand turistico». L’asse atriano come marchio di prodotto, un volano per diverse iniziative come, per esempio, l’incontro a cura della Rnr Oasi Wwf Calanchi di Atri e dell’amministrazione comunale con Daniele Kihlgren, colui che ha investito su Santo Stefano di Sessanio ridando slancio turistico a quella realtà grazie proprio all’albergo diffuso. Un modello da studiare, ma da adattare al diverso contesto. Tornando alla mostra, i visitatori si fermano a un paio di metri, osservano: la moneta ruota delicatamente, dando la possibilità di mostrare il dritto e il rovescio. Come sfondo è stato sceso il sipario storico del teatro comunale, un dipinto su tela di Giustino Di Giacomo, nativo di Chieti e operante a Napoli, città nella quale, nel teatro Bellini, l’opera, che ritrae alcuni momenti della vita del grande imperatore Publio Elio Adriano, fu esposta prima di arrivare ad Atri. All’ingresso della mostra si ammira la serie completa che va dalla semuncia, o semioncia, passante per l’oncia, biuncia, triuncia, quadriuncia, semisse o quiuncia, all’asse, che è il pezzo più grande, alla quale appartiene la moneta in mostra. Per coniare una tale moneta, da 350 a 400 grammi di bronzo, bisognava che l’antica Hat fosse una città ricca e potente, cosa che porta a una positiva rivalutazione dei popoli italici. Riflette luce il bronzo della moneta e mostra, sul rovescio, un cane Cirneco dell’Etna, noto per la sua fedeltà e laboriosità, mentre sul dritto è raffigurata una testa barbata che potrebbe appartenere a una divinità, il dio Hadranus, o Hatranus, o un mitico fondatore, o una figura mitologica come il sileno. Hatranus era una divinità illirico-sicula e questo potrebbe spiegare anche l’uso di raffigurare una razza di cane, il Cirneco, specifico della Sicilia orientale. Visibili sul dritto due H sdraiate ai lati e la lettera L in alto, mentre sul rovescio c’è la scritta Hat. Basta una sola moneta per far capire quanto importante fosse stata l’antica Hat . Il suo importante porto gli permise di vantare una temuta flotta e di avere contatto con la Grecia. I visitatori hanno la possibilità di ammirare una delle monete del periodo arcaico più belle e studiate tanto che in Germania, nell’Ottocento, era temuta molto in considerazione. L’Asse di Hatria Picena farà bella mostra di sé, oggi e domani, dalle 10 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30.

