In duemila per Nicola: “Ciao campione”

9 Luglio 2016

La cattedrale di San Cetteo gremita per i funerali del balneatore morto a 55 anni. La figlia Greta: «Papà, eri meraviglioso»

PESCARA. «Mio padre è stato un grande, padre e marito meraviglioso. In questa cattedrale si è sposato con mamma e ha sempre mantenuto le sue promesse. Conserverò il messaggio che mi ha lasciato sul telefono: «Sei la mia vita». Il ricordo di Greta, la figlia di Nicola Rabuffo, il titolare dell'Orsa Maggiore, 55 anni, stroncato da un malore tre giorni fa sulla spiaggia del suo stabilimento, è stato il momento più toccante della cerimonia funebre che si è tenuta ieri pomeriggio nella cattedrale di San Cetteo stracolma, circa duemila persone, di parenti, amici, balneatori, gente di mare e tanti pescaresi che hanno conosciuto e stimato Nicola.

Alle 16. 30, il feretro è arrivato davanti alla cattedrale. Nei minuti precedenti, il carro funebre, proveniente dalla camera mortuaria dell'ospedale, ha attraversato la città. Si è fermato per qualche minuto, davanti all'Orsa maggiore, lo stabilimento chiuso a lutto da giorni. Davanti a San Cetteo, la folla ha atteso sui marciapiedi e nelle strade adiacenti, la bara di mogano chiaro ricoperta di rose bianche e viola. L'abate, don Francesco Santuccione, ha consolato tanti visi stravolti dal dolore, tra i quali quelli delle sorelle Massima, Vittoria, Giuliana, Ernesta, Gabriella. All'uscita, la salma, poi tumulata nel cimitero dei Colli, è stata salutata da uno striscione con su scritto: "Ciao campione!".

Lacrime e applausi. L'omelia è stata pronunciata da padre Carmine Terrenzio, parroco della chiesa di Sant'Antonio, amico di famiglia dei Rabuffo. «Nicola ci ha insegnato che nella vita bisogna essere contenti di ciò che si ha. Lui era contento di sua moglie Marina, dei figli Greta e Nicola. Io vivo questo momento di dolore insieme a voi perché Nicola era un dono che la morte ci ha strappato. Non trattenete le lacrime perché ci umanizzano. Nicola ha vissuto profondamente e non ne era spaventato. Negli anni era diventato un seme buono e voi, tantissimi, siete la testimonianza di quanto lo fosse. Adesso speriamo che lui ci aiuti a vivere serenamente la nostra vita».

«Voi, così tanti» aggiunge don Francesco «siete la testimonianza di quanto Nicola fosse amato. La vostra presenza indica che la morte non è qualcosa che riguarda solo gli altri, perché la morte improvvisa, come quella di Nicola, rafforza la fede. Ed è questa la parola che scriveremo sulla sua tomba». Sui gradini dell'altare tante composizioni di fiori donate dagli amici della pallavolo, la gente prende l'ostia consacrata e s’inginocchia in preghiera davanti alla bara del balneatore. L'emozione ha toccato il culmine quando Greta, con una rosa bianca in mano, ha preso il microfono e ha detto addio a suo padre: «Potrei dire un miliardo di cose su quanto era meraviglioso papà, lui è stato un grande e in questa chiesa, dove ha sposato mamma, ha fatto le sue promesse che poi ha mantenuto. Le amiche mi dicevano "che figo tuo padre" e quando gli facevano notare che assomigliava a Enzo Paolo Turchi, lui se la prendeva. Prima di partire per Roma mi scrisse un messaggio sul telefonino: "Sei la mia vita". Io che ho ansia anche quando parlo dal microfono dello stabilimento, ho trovato la forza di parlare davanti a voi, una forza che mi arriva da lui, ovunque si trovi». L'addio dal sagrato della cattedrale con lo striscione degli amici:"Ciao campione!".

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