In pensione a 63 anni: quale somma si perde

29 Luglio 2021

È l’ipotesi più gettonata per il dopo Quota 100: cosa prevede

In pensione a 63 anni ma con assegno ridotto. È una delle opzioni, la più gettonata, sul tavolo per il superamento della cosiddetta “Quota 100”, la sperimentazione triennale dei pensionamenti anticipati con almeno 62 anni d'età e 38 di contribuzione introdotta nel 2018 dall'esecutivo “Conte 1”. Entro la fine dell’anno andranno prese delle decisioni, altrimenti, a partire dal 2022, il ritorno integrale alla legge Fornero (67 anni per la vecchiaia o 42 e 10 mesi di contributi, 41 e 10 mesi per le donne) sarà automatico. Governo e sindacati hanno già iniziato a discuterne. Il 27 luglio si è svolto il primo incontro ufficiale per avviare sull’argomento un confronto che entrerà nel vivo in autunno. Le ipotesi in campo sono diverse. Quella dei 63 anni sembra avere, però, una maggior concretezza, anche perché a proporla è stato direttamente il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che, poco tempo fa, l’ha illustrata anche alla Camera.
LA RIFORMA TRIDICO. Vediamo meglio in cosa consiste la “riforma Tridico”. L’ipotesi prevede un anticipo pensionistico per la sola quota di pensione “contributiva” maturata al raggiungimento dei 63 anni d'età (con almeno 20 anni di versamenti) e un importo minimo dell'assegno pari a 1,2 volte l'assegno sociale. L'eventuale fetta retributiva verrebbe poi corrisposta con l'arrivo alla soglia dei 67 anni d'età.
Il nuovo sistema proposto da Tridico riconoscerebbe una sorta di doppia uscita ai contribuenti, che riceverebbero un assegno pensionistico calcolato seguendo i criteri del contributivo dai 63 anni fino ai 67 anni, il che significa che la cifra dell’assegno pensionistico dipenderà dal numero di anni contributivi. L’importo, poi, verrebbe ricalcolato al raggiungimento dell’età pensionabile, con un assegno calcolato questa volta sulla base dei criteri del sistema retributivo (pensione di vecchiaia).
Secondo il presidente dell’Inps, questa riforma avrebbe costi contenuti per le casse dello Stato: meno di 500 milioni nel 2022 per raggiungere il massimo costo nel 2029 con 2,4 miliardi.
LE ALTRE IPOTESI. La “quota 63” con assegno ridotto non è l’unica proposta fatta da Tridico. Nel rapporto presentato dal presidente Inps sono state infatti inserite altre due ipotesi: pensionamento anticipato con 41 anni di contribuzione, a prescindere dall’età, oppure pensionamento con 64 anni di età e 36 di contributi o, in alternativa, con 64 anni d'età, 20 di versamenti e un importo minimo del trattamento di almeno 2,8 volte l'assegno sociale (e sempre in completa configurazione contributiva).
Quest’ultima opzione è modellata sulla falsariga del percorso d'uscita anticipata tracciato dalla stessa riforma Fornero per i soli lavoratori con anzianità esclusivamente contributiva. Tridico ha evidenziato come «la prima proposta sia la più costosa, partendo da 4,3 miliardi nel 2022 e arrivando a 9,2 miliardi a fine decennio, pari allo 0,4% del Prodotto interno lordo. La seconda è meno onerosa, costando inizialmente 1,2 miliardi, toccando un picco di 4,7 miliardi nel 2027, e per questo più equa in termini intergenerazionali».
A suggerire di prendere in considerazione la strada dell'uscita con 64 anni è stata anche la Corte dei conti. E questa ipotesi, con qualche piccola differenza, faceva parte anche del pacchetto di opzioni messo a punto dalla Commissione tecnica istituita a suo tempo dall'ex ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, con l'obiettivo di fornire le indicazioni necessarie per riformare il sistema previdenziale.
LA QUOTA 41. La possibilità di uscire dal lavoro al raggiungimento dei 41 anni di contribuzione a prescindere dall'età anagrafica, è quella per la quale spingono di più i sindacati, che hanno bocciato la proposta Tridico giudicandola troppo penalizzante. Le tre confederazioni hanno messo sul tavolo anche un'altra opzione, quella di un'uscita flessibile a partire dai 62 anni senza ricalcolo contributivo.