Indagini sullo stupro di gruppo a Pescara. Nei guai anche un carabiniere

4 Novembre 2026

Richiesta di rinvio a giudizio per il sottufficiale che per motivi personali intervenne dopo i fatti.

Pur avendo identificato l’attuale imputato accusato della violenza, non fece alcuna relazione

PESCARA

Rischia di finire sotto processo per omissione di atti d’ufficio un sottufficiale dei carabinieri in servizio a Pescara, A.P., 55 anni, che venne coinvolto in maniera del tutto marginale nella vicenda dello stupro di gruppo a Rancitelli, dove due fratelli vennero accusati di aver concorso con un terzo ragazzo, non imputabile (in quanto all’epoca dei fatti non aveva neppure 14 anni), ad abusare di una minorenne dopo averla fatta ubriacare, in un cortile interno di una palazzina di Rancitelli. Il militare, va subito detto, è coinvolto in quanto non avrebbe riferito ai superiori di quello che era venuto a sapere casualmente su quella vicenda e in particolare sulle condizioni delle due ragazze (con la vittima c’era anche un’amica, anche lei minorenne) fuggite da una comunità per minori di Ripa Teatina.

Quello che si contesta al militare avvenne dopo la violenza, quando cioè le due ragazze vennero recuperate dalla responsabile della struttura dove erano ospitate. In quell’occasione il militare, che aveva una relazione con la donna, accompagnò quest'ultima all’appuntamento con uno dei due fratelli che doveva riconsegnare le due minori: un accompagnatore che nessuno immaginava che sarebbe poi stato arrestato insieme al fratello minore.

Nel capo di imputazione stilato dal pm Anna Benigni (che istruì tutta l'inchiesta) del militare si dice che «... per recuperare le minori, le quali nel pomeriggio dello stesso giorno si erano allontanate dalla comunità senza più dare notizie di sé e che, al momento del rintraccio “emanavano forte odore di alcool, non si reggevano assolutamente in piedi tant’è che erano sedute su una panchina” (stando alla denuncia della responsabile della struttura ndr), ometteva di redigere specifica relazione/annotazione in merito a tali fatti e alla circostanza che, unitamente alle predette ragazze, all’atto del suo intervento, vi era...», e qui si cita il nome dell’imputato maggiorenne, «al quale aveva persino chiesto in visione i documenti: annotazione/relazione che, qualora prontamente e doverosamente redatta e portata a conoscenza della stazione dei carabinieri di Villamagna (dove venne presentata querela orale per violenza sessuale di gruppo ai danni delle due minori), avrebbe consentito di generalizzare subito con certezza l’indagato».

Il carabiniere figurava anche nella misura cautelare a carico dei fratelli imputati, con l’accusa di false informazioni al pm e omissioni di atti d’ufficio: posizione poi stralciata, che ha proseguito solo per il secondo reato. Il pm scriveva: «contravvenendo ai doveri connessi al ruolo di militare dell’Arma dei carabinieri, ha omesso di compiere i più basilari adempimenti nella convinzione che tutto quel “disagio”, come dallo stesso definito, potesse influire negativamente sulla sua posizione lavorativa». Quella relazione tra i due finì in quella circostanza. Mentre il percorso giudiziario per i fratelli continua. Il maggiorenne è a processo a Pescara mentre il fratello minore è stato condannato con rito abbreviato dal gup del tribunale dei minori dell’Aquila a 5 anni e 4 mesi e ora attende l’appello.