Integrazione difficile in via Ariosto tra residenti e somali

Terza tappa del tour promosso da amministratori e sodalizi locali in uno dei quartieri a più alto tasso di criminalità
MONTESILVANO. Favorire le politiche di integrazione della comunità senegalese per restituire decoro in via Ariosto. È l’obiettivo auspicato da amministratori e associazioni locali che ieri si sono presentati in delegazione nella piccola traversa di via Ungheria, a pochi passi dalla zona più turistica attrattiva della città. Il sopralluogo nel “ghetto” di via Ariosto è l’ultima tappa di un primo tour promosso nei quartieri più difficili della città e che, nelle scorse settimane, ha toccato le case popolari di via Rimini e il palazzone di via Lazio 61.
Alla visita ispettiva hanno partecipato tra gli altri i consiglieri di Rievoluzione, Manola Musa e Anthony Aliano, promotori dell’iniziativa; il rappresentante della maggioranza, Mauro Orsini, con Gianluca Milillo (Nuovo Saline), Marco Forconi (Montesilvano Tricolore) e Andrea Fantauzzi (Noi con Salvini). Dapprima diffidenti, poi collaborativi, gli inquilini dei 46 alloggi del complesso edilizio interamente abitato da stranieri che, stando ai dati dell’anagrafe, sarebbero complessivamente 80, anche se il sospetto, stando a quanto segnalato dai vicini, è che il numero reale degli occupanti sia molto più elevato. Ma a creare preoccupazione e intolleranza nel quartiere è soprattutto il degrado registrato all’esterno della palazzina. Qui rifiuti e materiali di ogni genere giacciono accatastati, con buona pace del decoro urbano. I residenti parlano anche della presenza, pressoché costante, di spacciatori. Circostanza confermata dal viavai continuo di giovani.
Gli amministratori hanno spiegato le ragioni della visita, evidenziato le criticità riscontrate negli anni e proposto, alla comunità africana, di collaborare per il benessere di tutti. «Tanti di noi vivono qui da oltre 20 anni», racconta un gruppo di senegalesi, «e fino a oggi nessun amministratore si è mai preoccupato dei nostri problemi. Siamo persone perbene. Non rubiamo e lavoriamo per pagare l’affitto regolarmente, 520 euro per ogni inquilino. Eppure, i vicini ci considerano delle bestie e le forze dell’ordine regolarmente fanno blitz neanche fossimo dei criminali. Invece siamo esseri umani e se potessimo, vivremmo altrove. E se pure volessimo cercare altre case in affitto non ce le darebbero perché siamo africani. Ecco perché via Ariosto è l’unico posto dove possiamo stare». I senegalesi ricordano che, in passato, il palazzo era decisamente più sovraffollato rispetto a oggi quando, stando alle loro parole, gli appartamenti abitati sarebbero solo cinque. E ieri mattina, in effetti, la situazione è apparsa decisamente migliore rispetto al passato, quando molte persone sono state viste dormire addirittura nei cortili.
In un clima di cordiale collaborazione – interrotta solo dalla rabbia di qualche residente, indispettito dal mancato preavviso della “visita” – amministratori e senegalesi hanno compiuto un primo passo nella stessa direzione, quella di preendere l’impegno di organizzare un incontro tra i proprietari delle case e i referenti della comunità africana.Un modo per cercare insieme una soluzione utile a restituire decoro al quartiere e dignità a chi da decenni vive a Montesilvano senza essersi mai sentito parte integrante della città.
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