Intervista alle Iene: il vigile sospeso risarcito dal Comune

4 Ottobre 2016

Gli erano stati imposti 9 giorni di stop e decurtato lo stipendio Aveva parlato davanti alle telecamere di una multa sparita

PESCARA. Nove giorni di riposo forzato con relativa decurtazione sullo stipendio: ma la “punizione” inferta il 2 luglio del 2015 al vigile urbano Angelo Volpe per aver rilasciato dichiarazioni nel secondo servizio delle “Iene”, su Italia Uno in merito alla multa sparita dal comando di via del Circuito, era illegittima. Lo ha stabilito nella sentenza dello scorso 30 settembre il giudice del lavoro Massimo De Cesare a cui si era rivolto a gennaio il vigile con il ricorso presentato per il tramite dei suoi avvocati, Franco e Giovanni Pio Oronzo. Lo stesso giudice che alla fine delle otto cartelle, in cui ricostruisce e spiega le motivazioni della sua decisione, annulla la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio e dalla retribuzione per nove giorni irrogata dal Comune, e condanna il Comune stesso al pagamento «in favore del ricorrente» delle quote di retribuzione trattenuta maggiorate da voci che tengano conto della svalutazione monetaria e degli interessi maturati, e condanna lo stesso Comune al rimborso delle spese legali, pari a mille e 200 euro.

Una sentenza che lascia ben sperare gli altri due vigili che, come Volpe, erano stati sospesi per lo stesso motivo e come il collega avevano presentato ricorso al provvedimento disciplinare che gli aveva decurtato 12 giorni, a Di Sabatino e 9 ad Antonicelli.

Nel suo dispositivo il giudice ricostruisce il dialogo andato in onda e contestato al vigile Volpe nella sospensione motivata di violazione di segreto d’ufficio, grave danno all’ente, utilizzo dell’uniforme e altro ancora. La puntata è quella andata in onda il 5 marzo del 2015 quando Matteo Viviani, giornalista delle Iene, dopo l’ennesima incursione sulle tracce del comandante Maggitti, intervista anche il sindaco Alessandrini (che nel fuorionda si lascia scappare che i procedimenti disciplinari nei confronti dei vigili non avevano le gambe per camminare) e torna a incontrare i tre vigili che nella prima puntata avevano sollevato la questione della multa del questore sparita.

Nell’intervista trascritta, Volpe parla del procedimento disciplinare e su sollecitazione del giornalista, «I carabinieri aprono un’indagine», precisa: «Però non in merito al fatto che era sparito un verbale al comando, ma perché questa notizia era arrivata al giornale. Mi accusano di aver parlato di questa vicenda con l’ex comandante. La violazione del segreto d’ufficio, così come l’hanno impostata loro, prevede una pena fino a quattro anni». E ancora: «Ci è arrivata una letterina che ci parla dell’avvio di un procedimento disciplinare», e al giornalista che commenta «che non è una bella roba», lui risponde «no anche perché ci viene specificato che ci sono violazioni plurime e reiterate; oltre che a noi tre è stato notificato anche al quarto collega che ha rilasciato l’intervista a voi».

Il giornalista: «Quindi tutti voi che avete parlato con noi state rischiando di perdere il posto di lavoro?» e Volpe: «Potenzialmente sì». E quando il giornalista gli chiede: «Se doveste rimanere tutti quanti senza lavoro?», Volpe chiude dicendo: «Non lo voglio prendere nemmeno in considerazione, non lo so, vivrò nel paese delle meraviglie, sarà un cartone animato».

Un dialogo che il giudice trascrive commentando che «il ricorrente non sembra rivelare alcuna notizia d’ufficio che non fosse già nota al giornalista e si limita a descrivere gli addebiti mossigli dal Comune in altro precedente procedimento disciplinare (poi archiviato), nonchè i fatti ascrittigli in un procedimento penale a suo carico da cui poi fu assolto a maggio del 2015.

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