Intossicati 200 bambini a mensa, parte il processo con 8 imputati

10 Febbraio 2023

Le caciotte con il batterio e i piccoli ricoverati in ospedale, si apre il dibattimento dopo cinque anni La Procura chiede la trascrizione di intercettazioni chiave e chiama 23 persone a testimoniare

PESCARA. Dopo una serie di rinvii, ieri si è aperto il dibattimento sul presunto scandalo mense al Comune di Pescara. A processo ci sono 8 persone accusate della maxi intossicazione alimentare che, nel 2018, colpì duecento bambini a causa del batterio Campylobacter contenuto nelle caciotte consumate durante i pasti con un bilancio di circa cento ricoverati in ospedale. Degli 8 imputati, quattro sono rappresentanti a vario titolo della Cir Food, la società che gestiva le mense in virtù di un appalto da 17 milioni di euro per 5 anni: Marcello Capuzzi, procuratore speciale della Cir che firmò i contratti di appalto; Massimiliano Merenda, direttore acquisti; Anna Flisi, responsabile dei sistemi di certificazione; Fabrizio Gazzo, il super controllore degli alimenti. Con loro, sul banco degli imputati, i titolari dei due caseifici coinvolti: Christian Savini e sua madre Maria Luisa Di Nicola del caseificio Savini di Vicoli; Angelo ed Eleonora Leone dell’omonimo caseificio di Sulmona. Ed è proprio sulla competenza territoriale che, ieri, i legali della Cir hanno sollevato un’eccezione preliminare: se è vero che a causare l’intossicazione sono state le caciotte prodotte a Sulmona, allora la competenza deve radicarsi al tribunale della città di Ovidio. Ma la netta opposizione della Procura, con la pm Anna Benigni, ha fatto breccia nel giudice monocratico Virginia Scalera che ha rigettato l’eccezione. Il perché è legato al fatto che il reato di commercio di sostanze alimentari nocive, in base al quale la difesa ha sollevato l’eccezione (peraltro già rigettata nell’udienza preliminare), reato di pericolo, faceva da premessa, diciamo così, al successivo reato di lesioni personali relativo all’intossicazione dei bambini, contestato appunto ai due Leone e a Gazzo e Flisi. Reato che, con il rinvio a giudizio, è stato escluso dal processo ma soltanto perché tutte le famiglie dei bambini parti offese vennero risarcite e ritirarono le querele facendo venire meno il reato di lesioni personali. Quindi ieri si è ufficialmente aperto il dibattimento con la Procura che ha chiesto la trascrizione di alcune intercettazioni e presentato una lista di 23 testimoni che andranno ad aggiungersi a quelli citati dalle difese. La prossima udienza è fissata al 18 maggio, ma servirà soltanto per conferire l’incarico al perito per le trascrizioni delle intercettazioni.
Il caso destò clamore nel 2018 per tutti quegli improvvisi ricoveri in ospedale di bambini intossicati. Risalire alla causa non fu un’impresa facile, ma la Procura, con l’apporto della professionalità dei carabinieri del Nas, guidati dal comandante dell’epoca, Domenico Candelli, riuscì nell’impresa facendo una sorta di percorso inverso per arrivare a individuare chi mise in commercio quelle caciotte nelle quali fu individuato il Campylobacter. Di frode nelle pubbliche forniture devono rispondere Capuzzi, Merenda, Christian Savini e Maria Luisa Di Nicola; di commercio di sostanze alimentari nocive, invece, Gazzo, Flisi e i due Leone; Savini e Di Nicola anche di «aver detenuto per vendere e per utilizzare, nella preparazione di prodotti caseari a base di latte crudo, latte di massa contaminato da Campylobcter e pertanto nocivo». E questo in quanto la ditta Savini, quale fornitore unico nel capitolato di gara, per sopperire alla carenza di caciotte, si sarebbe rivolta di sua iniziativa al caseificio Leone che non era conosciuto quale fornitore, diventando così una sorta di intermediario: acquistava le caciotte da Leone e le forniva alla Cir. Ma quel formaggio realizzato con latte crudo, non consentito, nel quale venne poi trovato il batterio responsabile dell’intossicazione, non era igienicamente idoneo alla somministrazione ai bambini delle mense.