«Io antifascista sin da ragazzino»

Adolfo Ceccherini è l’ultimo partigiano pescarese vivente Riconoscimento in piazza Garibaldi con sindaco e prefetto
PESCARA. Adolfo Ceccherini, 98 anni da compiere a novembre, è l’ultimo partigiano vivente di Pescara, una delle pochissime figure resistenti contemporanee che ancora può raccontare con lucidità e ricchezza di particolari la sua storia di sacrificio e dedizione alla patria, i mesi vissuti alla macchia e le informazioni passate in segreto agli alleati con il solo scopo di costruire le fondamenta dell’Italia unita e libera di oggi. Ieri, nel giorno della festa della Liberazione, il sindaco Marco Alessandrini e il presidente provinciale dell’Anpi Luca Prosperi gli hanno consegnato al circolo Aternino una pergamena, una targa e una tessera onoraria. «Ho iniziato a combattere il fascismo da subito, fin da ragazzino», racconta Adolfo Ceccherini esibendo con orgoglio il fazzoletto dell’Anpi e reggendosi a un bastone, mentre in piazza Garibaldi vanno avanti le celebrazioni per il 25 aprile. «Avevo 12-13 anni quando, piuttosto che celebrare il sabato fascista, mi nascondevo e andavo a giocare a pallone con gli amici», aggiunge sornione, «una volta fecero una spiata, ci trovarono e ci portarono nelle prigioni del Bagno borbonico. Ci tennero per due giorni senza mangiare, ma poi dovettero liberarci perché eravamo dei ragazzini».
La sua resistenza partigiana inizia dopo l’8 settembre 1943. «Ero impiegato nei servizi segreti della marina», dice Ceccherini, «dopo l’armistizio scappai da Roma per tornare a Pescara. Il 15 settembre trovai la città avvolta dal filo spinato, con le case distrutte e le bombe inesplose. Mi trovai di fronte a una scelta: o con i tedeschi o con gli alleati. È stato allora che maturai la mia coscienza politica. Iniziai a vivere alla macchia da partigiano combattente, dormendo ogni notte in un posto diverso, con l’aiuto dei contadini e portando con me una pistola che mi aveva dato il farmacista di Collecorvino. Giravo in incognito e passavo le informazioni alle truppe alleate». Ceccherini in quegli anni ha rischiato più volte la vita, incurante delle rappresaglie, mettendo le sue giornate al servizio di un ideale di libertà e solidarietà.
Sono 67 i nomi dei partigiani nati a Pescara inseriti nelle liste della commissione statale del ministero della difesa. Di questi soltanto due sono viventi: Nicola Cappellucci di Caramanico, 95 anni, e Adolfo Ceccherini di Pescara. «Dopo la fine della seconda guerra mondiale», aggiunge Ceccherini, «ho fatto parte della commissione statale del ministero della difesa che vagliava le domande per diventare partigiano. Ne sono arrivate 600-700 perché in quegli anni tutti cercavano di ottenere la patente di partigiano. Io non sono mai stato fascista perché in quell'ideologia non mi sono mai riconosciuto. Ho fatto parte del Partito d’Azione e successivamente, quando si è sciolto, ho aderito al partito comunista».

