Italcementi, timori per i 40 di Scafa

8 Agosto 2015

Il passaggio del colosso industriale ai tedeschi alimenta preoccupazioni sui lavoratori abruzzesi in Cigs fino al 2016

SCAFA. Cresce la preoccupazione dei sindacati sul futuro del gruppo Italcementi, che conta in tutt'Italia circa 3 mila dipendenti, dopo la vendita del 45 % del colosso industriale ai tedeschi delle Cementiere di Heidelberg. Apprensioni che riguardano principalmente il mantenimento dei livelli occupazionali e il riconoscimento dei diritti acquisiti dai lavoratori.

Lo stabilimento di Scafa, ridotto a soli 40 dipendenti, da tempo è chiuso con tutti i dipendenti in regime di cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs). Secondo le parti sociali, la vendita di parte della holding «getta ombre inquietanti sul futuro della società e sul destino dei circa 3 mila italiani» si legge in un documento sottoscritto dai segretari nazionali di FenealUil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil, Fabrizio Pascucci, Riccardo Gentile e Marinella Meschieri.

«Il metodo è semplicemente da stigmatizzare» spiegano i tre sindacalisti «perché tutta l'operazione è stata condotta all'oscuro delle organizzazioni sindacali, non considerando le più elementari regole delle relazioni industriali. Ci chiediamo a cosa servano i Cae (comitati eziendali europei) creati proprio per garantire lo scambio di informazioni fra lavoratori all'interno dei gruppi multinazionali e soprattutto per evitare comportamenti scorretti come questo. L'accordo» incalzano i tre sindacalisti «ci preoccupa perché non garantisce il mantenimento dei livelli occupazionali rispetto al piano industriale che si concluderà a gennaio 2017. Ci auguriamo che il nuovo assetto societario non disperda le professionalità acquisite dai dipendenti. Noi abbiamo chiesto un incontro urgente, per ribadire contrarietà su interventi che penalizzino i lavoratori. La vicenda» chiosano Pascucci, Gentile e Meschieri«ci rammarica anche perché assistiamo al passaggio in mani straniere dell'ennesimo pezzo importante e prestigioso del made in Italy, rispetto al quale sarebbe necessario che anche il governo chieda garanzie sulla natura e sulla qualità del piano industriale».

Mauro Grossi (Rsu di Scafa) chiede ufficialmente un miliardo e 600 milioni alla direzione aziendale se da parte dei tedeschi non saranno mantenuti gli impegni sul piano industriale che prevede la copertura con Cigs anche per tutto il 2016. Italcementi risponde che gli impegni saranno confermati. «La domanda di Grossi è fondamentale» osserva Massimo Di Giovanni, segretario Fillea Cgil di Pescara, «perché coinvolge tutti gli stabilimenti del gruppo compreso quello in sospensione di Scafa. Oltre alla Cigs 2016 dovranno esserci accordi sulle prestazioni sanitarie dei lavoratori e ai loro familiari e sugli incentivi all'esodo (frutto di trattativa locale), nel caso in cui a Scafa alla fine dell'attuazione del piano industriale (2017) si dovesse passare dalla sospensione dell'attività produttiva alla cessazione dell'attività, con conseguente licenziamento di tutti i restanti circa 40 addetti».

La trattativa sarà conclusa il 16 settembre con un incontro nella sede del ministero delle Attività produttive a Roma.

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