L’Abruzzo non dimentica quei 128 morti

Le parole di Raimondi, Legnini, Canzio, Sabatini e di altri personaggi di spicco rievocano la strage degli innocenti
ROCCARASO. Fu l’ampio scialle di mamma a renderla invisibile alla barbarie nazista, e fu il suo corpo a salvarla. Virginia Macerelli è l’unica testimone di quei giorni di orrore, quando i paracadutisti tedeschi massacrano 128 civili, fra i quali 34 bambini, nei casolari tra i boschi di Pietransieri. “L’eccidio dei Limmari - Una strage mai dimenticata” , è il convegno si è svolto a Roccaraso a 75 anni da quei drammatici giorni. Guardando il volto di Virginia si capisce che dimenticare non si può. E non si deve.
IL PARTERRE. Nomi di spicco al tavolo dei relatori, e anche in sala, oltre a una nutrita platea di studenti. Sono sempre gli studenti, i ragazzi dell’Istituto alberghiero, a curare l’accoglienza. Oltre al sindaco di Roccaraso, Francesco Di Donato, il presidente del tribunale di Sulmona, Giorgio Di Benedetto, Giovanni Mammone, primo presidente della Corte di Cassazione, Guido Raimondi, presidente della Corte europea dei diritti dell’uomo, Giovanni Canzio, presidente emerito della Corte di Cassazione, il professor Francesco Sabatini, fino al 2008 presidente dell’Accademia della Crusca, Giovanna Bilò, la giudice del tribunale di Sulmona a cui si deve un’ordinanza coraggiosa, quanto articolata e innovativa, che ha rimesso in discussione la vicenda dei risarcimenti civili ai familiari delle vittime, condannando la Germania a pagare circa 7 milioni di euro. L’ultimo a prendere la parola, prima delle conclusioni affidate al vice presidente emerito del Csm, Giovanni Legnini, è stato avvocato Lando Sciuba. A moderare i lavori il giornalista Adam Smulevich.
L’ORDINANZA. La giudice Bilò ricostruisce, confrontando una mole sterminata di fonti documentali, la storia dell’eccidio, e a novembre di un anno fa accerta e dichiara «che la Repubblica Federale di Germania, quale successore del Terzo Reich, è responsabile dell’uccisione» di quelle persone, e che in quanto tale è tenuta a risarcire i parenti. Un percorso tutt’altro che agevole. «Sono semplicemente colei che ha letto e studiato», ha detto la giudice, «ciò che i grandi giuristi seduti a questo tavolo mi hanno consentito di apprendere. Ho ritenuto che prima di poter giudicare dovessi comprendere». Parole che le sono valse l’apprezzamento del presidente emerito della Cassazione. «Un giudice», l’ha definita Canzio, «che appartiene al novero dei grandi giuristi che fanno onore alla magistratura italiana». A curare il ricorso è stato l’avvocato Lucio Olivieri. La questione è ora all’attenzione della Corte d’Appello dell’Aquila, ha chiarito, che deve decidere se ammettere le richieste di altri parenti delle vittime. Una circostanza che potrebbe portare a 10 milioni l’entità dei risarcimenti. Purtroppo esiste l’incognita dell’effettiva esecuzione del disposto.
IL PATTO PER LA PACE. «Abbiamo rinnovato il ricorso contro la Germania», ha detto il sindaco Di Donato, «solo per tramandare la memoria, che può essere conservata e consegnata alle generazioni che verranno, «solo dopo l’accertamento dei fatti». L’occasione del convegno ha offerto al sindaco l’opportunità di rilanciare l’appello perché venga salvaguardato il tribunale di Sulmona.
«Nessun valore economico potrà ridare a Virginia i propri cari, e siamo disposti anche a rinunciare all’aspetto economico a condizione che la Germania si renda disponibile a finanziare un patto per la pace. Vogliamo ridare vita ai casolari della strage, a beneficio delle future generazioni».
IL RICORDO. Il professor Sabatini aveva 11 anni all’epoca di quei fatti. «Ricordo molti degli eventi di quel terribile mese», ha detto, esortando a coltivare la memoria, anche attraverso le ricorrenze tristi. «Senza la coscienza di quello che siamo, e anche delle tragedie che abbiamo attraversato, non potremo mai fare un passo avanti».
GIORNATA SPECIALE. Quella di ieri, per il presidente del tribunale di Sulmona, Giorgio Di Benedetto, è stata una giornata speciale: «Non credo», ha osservato, «sia mai accaduto che i massimi vertici della giurisdizione italiana ed europea si siano mai riuniti in uno dei nostri centri per occuparsi di una pagina così importante della nostra storia».
IN TEMPO DI PACE. Come può la giustizia dare risposte, in tempo di pace, a eventi «di efferatezza unica avvenuti in tempo di guerra»? A porre l’interrogativo è stato il presidente della Cassazione, Giovanni Mammone, che ha ricordato come gli Stati siano «solitamente esentati dalla giurisdizione civile di altri Paesi». Un principio consuetudinario superato da una sentenza del 2004 della Cassazione, a sua volta rimessa in discussione da una sentenza del 2012 della Corte di Giustizia europea. Poi è arrivata la Corte Costituzionale, nel 2014, che ha stabilito come in presenza di fatti gravi il cittadino possa valere i propri diritti, al di là di questi principi consuetudinari. «Un regime politico effettivamente democratico», ha sottolineato invece il presidente della Corte europea dei diritti dell’uomo, Raimondi, «è la condizione indispensabile perché il meccanismo di difesa dei diritti fondamentali possa funzionare».
CONVERGENZE DELLA STORIA. Settantacinque ani dall’eccidio di Limmari, 80 dalla proclamazione delle leggi razziali, 70 anni dall’entrata in vigore della Costituzione, 100 dalla fine della Prima Guerra Mondiale. Sono molte le convergenze della storia, ha sottolineato il vice presidente emerito del Csm, Giovanni Legnini. «Una riflessione», ha detto riferendosi al convegno di ieri, «che giunge in un momento nel quale siamo, grazie al tribunale di Sulmona, la verità storica si ricongiunge con quella giudiziaria. Ci siamo riusciti mentre Virginia è ancora tra di noi. Deve essere per noi motivo di grandissima soddisfazione, all’esito di un percorso giudiziario che si svolto nei più alti consessi nazionali ed europei. Sono rimasto impressionato», ha aggiunto, «dalla parola pronunciata in tutti gli interventi: futuro. Io credo, per fortuna, che con questi argini, con questi principi conquistati con il sangue quella storia non si possa ripetere».
Richiamare quei principi, ha avvertito, «non costituisce un esercizio retorico, accademico, o solo un dovere di memoria, ma un monito per noi, per costruire il nostro futuro. Rimangono aperti molti problemi, e mi riferisco all’impossibilità di dare esecuzioni a sentenze di condanna emesse dall’autorità giudiziaria italiana rispetto a uno Stato estero che continua a opporsi ferocemente, dato che i rapporti diplomatici non hanno consentito di superare problemi che appaiono insormontabili. Il nostro impegno è quello di continuare tenendo conto di questa ordinanza che deve trovare ancora una risposta definitiva. Non è sfuggita a nessuno di noi la proposta del sindaco, al quale non interessa tanto la liquidazione dei risarcimenti ma contribuire a consolidare quei principi affermati in sede giudiziaria e costruire le condizioni per una convivenza pacifica, purché le autorità tedesche si impegnino a costruire il patto per la pace. Questo appuntamento», ha concluso Legnini, «ideato nella fase conclusiva del mio mandato al Csm, oggi rappresenta il momento ideale di conclusione di un percorso emozionante».

