L’Abruzzo scomparso in mostra

Le foto di due studiosi svizzeri da domani al Museo delle Genti
PESARA. Una mostra fotografica, un convegno internazionale e un’importante pubblicazione stanno al centro dell’ultima operazione culturale promossa dalla Fondazione delle Genti d’Abruzzo, omaggio alle indagini condotte negli Abruzzi dagli studiosi svizzeri Paul Scheuermeier e Gerhard Rohlfs, tra il 1923 e il 1930, per l’Atlante linguistico ed etnografico dell’Italia e della Svizzera meridionale.
«Scheuermeier scrisse nel diario di quei viaggi che partì linguista e tornò etnografo» commenta Ermanno de Pompeis, direttore del Museo delle Genti d’Abruzzo che dal 20 settembre ospita la mostra “Il tempo qui non vale niente”, «e in realtà l’esito di questi anni di ricerca condivisa con il suo collega Rohlfs, dimostra che la loro inchiesta è andata ben oltre gli obiettivi di base. Hanno incontrato e raccontato», prosegue de Pompeis, «il mondo contadino, artigiano e agropastorale dell’epoca, le condizioni di vita di quelle popolazioni a cavallo tra le due guerre, l’Abruzzo dei nostri nonni insomma, non molto lontano in realtà anche se oggi, confrontandoci con questi documenti, ci appare lontanissimo».
L’allestimento della mostra, curata da Mariano Cipollini con la collaborazione tecnica di Alessandra Moscianese, Francesco Perozzi e Antonino Cigno, essenziale ma suggestivo, è completamente in cartone messo a disposizione dall’Industria Cartone Ondulato che ha sostenuto l’iniziativa assieme alla Fondazione Aria e ad altri sponsor privati, come nel caso delle stampe di qualità realizzate da Paolo Dell’Elce.
«Tutto nasce da un innamoramento dell’archivio fotografico dei due studiosi» spiega il curatore Cipollini «mi sembrava necessario estrapolare il loro straordinario lavoro e permettere una rilettura dei tanti contenuti culturali che presenta. Il titolo scelto si riferisce ad una frase di Scheuermeier sulla cattiva puntualità e affidabilità dei suoi informatori abruzzesi, riletta con richiamo alla relatività dello scorrere del tempo rispetto ai valori umani universali incarnati da personaggi e scene di queste fotografie».
Con oltre 200 scatti, messi a disposizione dall’Archivio Ais dell’università di Berna, la mostra inaugura, alle ore 19 di domani ed è visitabile dal lunedì al sabato con orario 9-13.30, martedì e giovedì anche dalle 15 alle 18.30, sabato e domenica dalle 16.30 alle 20 (ingresso 6 euro). Anticipa l’opening, alle ore 10 nell’Auditorium Petruzzi, il collegato convegno “L’Abruzzo dei contadini nelle inchieste etnolinguistiche di Paul Scheuermeier e Gerhard Rohlfs”, organizzato dall’università dell’Aquila alla presenza di Robert Scheuermeier e Eckart Rohlfs, figli dei ricercatori svizzeri, con interventi di tanti autorevoli studiosi come Max Pfister, professore emerito all’università di Saarbrücken e direttore del Lessico etimologico italiano. Il convegno gode della cura scientifica del professor Francesco Avolio e di Anna Rita Severini, così come la corposa pubblicazione “Gli Abruzzi dei contadini 1923-1930”, sostenuta dall’editrice Textus di Edoardo Caroccia, che lascerà la tipografia entro il finissage della mostra, previsto per il 31 dicembre prossimo. Anche se la Fondazione pensa già ad esportare il progetto sugli Abruzzi di Scheuermeier e Rohlfs oltre regione, buttando un occhio all’Expo 2015.
Giorgio D’Orazio
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