«L’Aca andava a picco e loro sperperavano»

31 Luglio 2014

Inchiesta con 7 indagati, la consulenza della procura accusa gli amministratori «Consulenze e premi incrementati, personale incompetente, scelte dissennate»

PESCARA. L’Aca andava a picco ma nel frattempo, per l’accusa, sarebbero aumentate le consulenze professionali, le spese di rappresentanza, le indennità, i rimborsi spese degli amministratori. «Il triennio del dissesto finanziario», come lo chiama il consulente della procura Gianluca Vita, finisce sotto accusa nell’inchiesta per falso in bilancio all’Aca in cui la gestione del precedente consiglio di amministrazione, del presidente Ezio Di Cristoforo, del vice presidente Giuseppe Di Michele e dell’amministratore delegato Concetta Di Luzio, è stata scoperchiata nella relazione accusatoria, base della nuova inchiesta con sette indagati. Le ipotesi di reato della Forestale di Annamaria Angelozzi e della Mobile di Pierfrancesco Muriana dovranno essere verificate ma, intanto, nella gestione dell’Aca il consulente ha visto un danno di 4 milioni in quattro anni.

La perizia: nascosta la crisi dell’Aca. «La situazione fallimentare», introduce il consulente del pm Anna Rita Mantini prima di ipotizzare i reati, «non può avere una sua natura solamente finanziaria, ma il dissesto non può che essere collegato se non addirittura provocato dallo squilibrio economico aziendale che si è cercato di nascondere attraverso una dissennata serie di politiche di bilancio che hanno permesso di appalesare risultati di esercizio positivo, quando in realtà si sarebbero dovute rilevare rilevanti perdite della gestione». A questo quadro il perito arriva dopo aver passato al setaccio tutta la contabilità sotto Di Cristoforo e i singoli bilanci dell’Aca a partire dal 2009 evidenziando una forbice: da un lato i debiti crescenti passati, secondo la tabella del perito, da circa 79 milioni di euro (2008) ai circa 122 milioni di euro (2012) e dall’altro l’aumento delle voci dei professionisti esterni, del personale, dell’ufficio legale, delle spese degli amministratori. Tabelle, dati e numeri corredati dai commenti del consulente sul “partito dell’acqua”: «Gestione clientelare», «assenza di controlli», «l’Aca come centro di potere politico», «gestione squilibrata, dissennata».

«Concessioni arbitrarie di Di Cristoforo». E’ una società di revisione contabile a bacchettare, come spesso ha fatto l’Ato, il bilancio del 2009 rilevando alcune criticità tra cui «il rilevante costo del personale», com’è riportato nella perizia, «che incide sul fatturato per oltre il 25%». «Questa situazione», si legge ancora, «è influenzata dalla concessione arbitraria da parte di Di Cristoforo di superminimi, premi e altre somme che hanno maggiorato le retribuzioni di base previste». Per il 2009, ad esempio, la società di revisione getta una luce sospetta su 32 contratti a progetto scaduti per cui l’Ato avrebbe sollecitato la mancanza dei presupposti di legittimità. A illustrare, per l’accusa, la gestione del personale di Di Cristoforo, 58 anni, residente a Bolognano, c’è anche la girandola di consulenti che non sarebbero stati competenti. L’esempio nella relazione? Nel marzo 2009, racconta l’inchiesta, Di Cristoforo si insedia e la responsabile dell’ufficio finanziario Rita Verzulli (non indagata) viene sollevata dall’incarico e il suo incarico, scrive il consulente, «viene ricoperto dall’ingegnere Bartolomeo Di Giovanni non avente alcuna competenza funzionale». Anche lui è tra gli indagati nell’inchiesta sulla contabilità mentre è estraneo all’inchiesta Gaetano Cuzzi, che pure è citato nella relazione ancora come esempio, per l’accusa, di mala gestione del cda dell’Aca. «La mancanza del rispetto delle regole da parte dell’Aca», scrive il perito, «si evince anche dalla nomina di un procuratore del cda nella persona di Cuzzi e nella gestione del dipendente Verzulli. E’ palese la responsabilità erariale di Di Cristoforo per aver utilizzato un consulente esterno in presenza di personale interno sicuramente più competente».

«Nessuna programmazione per ridurre i costi e boom di consulenze». La procura passa al bilancio del 2010 e scoperchia ancora il vaso perché, sempre per l’accusa, «nel 2010 si realizza la responsabilità per danno erariale del cda che non programma e realizza la limitazione delle spese di consulenza né del personale richieste dall’Ato».E’ in quest’anno che cadono le spese di rappresentanza sospette, «il malcostume dei rimborsi», «le indennità chilometriche» degli amministratori che spingono il consulente a dire che «l’Aca continuava a gestire la società senza alcuna programmazione volta a ridurre i costi, anzi aumentavano i costi operativi del 9.7% e, in particolare, i compensi degli amministratori, del collegio sindacale e delle consulenze che arrivano a più 26.2%».

«Nominato un procuratore di 83 anni». Nel bilancio del 2011 le consulenze, secondo l’accusa, passano da circa 358mila euro a 432mila euro. Accanto ai reati, il consulente solleva anche «il comportamento dissennato dell’azienda» usato per descrivere – come dice Vita – «le decisioni dell’Aca in spregio all’efficienza». In questo contesto si iscrive, ad esempio, la proposta dell’ex sindaco di Pianella Giorgio D’Ambrosio (non indagato) di «valutare la necessità di procedere alla nomina di un procuratore e il consiglio, nel 2011, nomina un 83enne, socio di una società fornitrice». Una fotografia impietosa, quella della procura, che alterna il malcostume alle ipotesi di reato e in cui, accanto a una società in grave crisi, continuano, ad esempio, ad aumentare «le spese legali per difendersi dalle proteste dei dipendenti e dei fornitori: più 87.5%, circa 100mila euro in più rispetto al 2010». E’ anche per questa gestione – si avvia alla conclusione il consulente – che l’Aca avrebbe raggiunto, per la procura, «una spirale di debiti non più controllabile».

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