L’aereo decolla e precipita Morti due pescaresi a Terni

23 Agosto 2024

Lo schianto del “Charlie”, partito da Pescara ieri mattina, attorno alle 13: s’indaga sulle cause Le vittime dell’incidente sono Claudio Di Giacomo e Massimo Sciannimanico, di 58 e 63 anni

PESCARA. La gita con il piccolo quadriposto monomotore Partenavia “Charlie” I-IABS P66C del 1978, iniziata ieri mattina presto da Pescara, e diretta in Umbria, si è trasformata in una tragedia prima di rientrare in Abruzzo. Il viaggio di Claudio Di Giacomo e Massimo Sciannimanico, rispettivamente 58enne noto imprenditore di Città Sant'Angelo e 63enne veterinario pescarese, si è fermato a Terni, poco prima delle 13.
L’INCIDENTE Dopo un veloce scalo all’aviosuperficie “Leonardi”, i due piloti pescaresi sono decollati verso L’Aquila, ultima tappa prima di rientrare all’aeroporto d’Abruzzo. Poi lo schianto, alla fine della superstrada E45, nella zona di Maratta, tra Terni, San Gemini e Narni. Sulle cause dell’incidente al momento si fanno solo ipotesi. La prima è quella di un guasto improvviso al motore. Testimoni presenti vicino alla pista ternana avrebbero raccontato alle forze dell’ordine di un improvviso spegnimento dell’aereo durante il decollo. Ma si parla anche di un contatto fatale con i cavi dell’alta tensione, pericolosamente vicini alla pista del “Leonardi”. I cavi, però, sono intatti, e questo lascia dei dubbi sulla possibile collisione del velivolo con la rete elettrica. Il velivolo da turismo della flotta dell’Aeroclub Pescara non è il protagonista della prima tragedia dello scalo ternano: il 28 giugno del 2015 un pilota di 58 anni era precipitato al suolo, perdendo la vita, dopo che il suo piccolo aereo aveva toccato i cavi dell’alta tensione. Stesso punto e stessa dinamica di ieri.
LE FIAMME Una volta caduto, l’aereo è stato interessato da un incendio che si è esteso alla vegetazione circostante, fatta di sterpaglie secche e facilmente infiammabili, ma è stato subito spento. La colonna di fumo che si è alzata si poteva vedere chiaramente a chilometri di distanza anche dalla superstrada. E ci è mancato poco che il “Charlie” piombasse direttamente sull’asfalto della strada a scorrimento veloce umbra, in quel momento trafficata: avrebbe potuto causare una tragedia ancora più grave. Sul posto sono intervenuti la polizia di Stato - in prima battuta la squadra volante e quindi la polizia scientifica e la squadra mobile di Terni - la polizia locale, i vigili del fuoco, che hanno domato le fiamme e ripristinato le condizioni di sicurezza, e gli operatori del 118, che non hanno potuto far altro che constatare il decesso dei due occupanti del velivolo. Sul posto anche il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, il vicesindaco, Riccardo Corridore, e l’amministratore unico di Terni Reti (la società che gestisce l’aviosuperficie), Alessandro Campi. L’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo ha reso noto di avere avviato «un’inchiesta di sicurezza». Un team investigativo ha raggiunto, poco dopo lo schianto, il luogo dell’incidente per un sopralluogo operativo. La procura di Terni ha aperto un’inchiesta per capire cosa sia successo e quali siano le cause dell’incidente.
L’AEREO La notizia dell’incidente è rimbalzata rapidamente nella sede dell’Aeroclub di Pescara, lasciando sgomenti tutti i rappresentanti dell'associazione, che conoscevano bene sia le due vittime che il mezzo, l’I-IABS P66C del 1978, in ottime condizioni e oggetto di frequenti manutenzioni nonostante i 46 anni di età. Un aeromobile che veniva noleggiato abitualmente per turismo, ritenuto un buon aereo, sottoposto - come tutta la flotta del club - alle continue e puntigliose ispezioni obbligatorie per legge su tutti i componenti (motore, elica, pneumatici).
LE VITTIME Sia Di Giacomo che Sciannimanico avevano il brevetto da pilota, preso proprio a Pescara 5 anni fa. Ritenuti piloti già esperti e affidabili, spesso uscivano per escursioni dall’aeroporto d’Abruzzo. Non è stato ancora accertato su chi fosse al comando al momento dell’incidente: i due erano partiti ieri mattina presto da Pescara e, dopo varie tappe, erano attesi per il rientro nel primo pomeriggio. Poi la tragedia, annunciata da telefonata dall'aviosuperficie di Terni ai colleghi di Pescara. Il presidente dell’Aero Club di Pescara, Cristiano D'Ortenzio: «Erano soci assidui che frequentavano la nostra associazione da alcuni anni. Avevano conseguito», ha spiegato D’Ortenzio, «il brevetto da pilota dopo aver superato il corso e potevano guidare un aereo per fini privati. Conoscevano bene il tipo di aereo su cui si trovavano. Volavano spesso con questo tipo di velivolo. In questo momento non ci sono davvero parole». D’Ortenzio attende l’esito delle indagini per conoscere la dinamica e le cause del sinistro in cui hanno perso la vita i due soci del club ed è andato distrutto il piccolo velivolo della flotta pescarese: «Aspettiamo le due indagini che sono state aperte per capire la dinamica dell’incidente e tutto quello che è accaduto».
«SCELTA RISCHIOSA» Stefano Bandecchi, sindaco di Terni, dopo il sopralluogo sul punto dell’impatto ha spiegato quello che potrebbe essere accaduto prima dello schianto: «Il pilota ha fatto una scelta rischiosa, evitando di atterrare sulla strada, per non causare un disastro sulla E45. È stato poco fortunato provando a scendere sul terreno, perché l’aereo si è ribaltato. Ma ha pensato alle vite degli altri prima di pensare alla sua. Una brava persona, a cui dobbiamo essere grati. Probabilmente si è spento il motore, ma questo lo dirà l’indagine in corso».
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