L’agguato in centro a Pescara: ventidue secondi per uccidere

L’assassino fuggito con i cellulari di Albi e Cavallito: è stata una trappola, pista pugliese
PESCARA. Ventidue secondi per sparare e uccidere. Ventidue secondi di orrore nel centro di Pescara, all’ora dell’aperitivo, in cui l’architetto Walter Albi, 66 anni, morto quasi all’istante, e l’amico ex calciatore Luca Cavallito, 49 anni, ora in condizioni disperate, sono stati colpiti senza pietà da un killer armato di pistola, vittime di una trappola preparata nei minimi dettagli, forse da due persone che avrebbero dovuto raggiungere entrambi al bar del Parco e che poi li hanno traditi. Le immagini delle videocamere di sorveglianza del locale fra via Ravasco e la strada parco consentono alla polizia di ricostruire nel dettaglio le fasi di quella che, con il passare delle ore, sta assumendo sempre più i contorni di un’esecuzione in stile mafioso. Le piste battute dagli investigatori portano a sud, in particolare nel Foggiano, anche alla luce di un precedente, pur datato, di Cavallito, di Montesilvano, arrestato nel 2012 in compagnia di tre cerignolani con i quali trafficava droga. Ma in quale contesto si inserisce la figura di Albi, nato a Chieti e residente a Francavilla, sconosciuto alla giustizia se si escludono un paio di processi per falso ideologico e abuso d’ufficio, vicende legate alla sua attività professionale, peraltro chiuse con assoluzioni piene? La risoluzione del giallo dell’estate passa anche dalla risposta a questa domanda.
IL VIDEO
Casco integrale sul volto, giacca nera, pantaloni più chiari, zaino sul petto, pistola in pugno e guanti bianchi. Il killer, si ipotizza esperto ed arrivato da fuori città, si presenta così davanti al bar e mostra una freddezza da professionista. Nel dehor Albi e Cavallito sono seduti dallo stesso lato: sul tavolo ci sono dodici pizzette e una bottiglia di birra, davanti a loro due sedie vuote. Entrambi digitano sul cellulare e danno l’idea di essere in attesa di qualcuno. E per quell’appuntamento hanno scelto un posto dal quale è possibile controllare gli arrivi nel locale e ogni movimento. All’improvviso, il sicario spara due colpi dall’esterno, attraverso la siepe, e ferisce le vittime, che cadono dalle sedie. Succede tutto in pochi istanti, mentre le famiglie tornano a casa dal mare, a due passi dalla riviera e dal centro cittadino. Tre ragazze fuggono via, altre quattro si rifugiano sotto il tavolo coprendosi la testa con le mani. L’assassino entra nel dehor passando tra i vasi e si avvicina ai suoi obiettivi. Albi alza il braccio verso il killer: è un estremo tentativo di implorare pietà. Immaginatevi il terrore dei due amici, immaginatevi i loro pensieri mentre quell’uomo armato non si ferma: da pochi centimetri, mira alla testa, come fossero dei colpi di grazia. Cavallito prova a coprirsi con una sedia, ma il sicario la rovescia e si accanisce anche contro di lui sparandogli in faccia, un gesto che fa allungare sul delitto l’ombra della criminalità organizzata. Convinto di aver ammazzato sia l’architetto che l’ex calciatore, il sicario prende dal tavolo un mazzo di chiavi e i cellulari delle vittime con il chiaro obiettivo di cancellare ogni traccia o contatto che possa portare a esecutore e mandanti. Fin qui, la tragedia immortalata nei video.
LE INDAGINI
Per come è avvenuto il delitto, in pochi secondi, all’interno di un locale pubblico, davanti a decine di testimoni, gli inquirenti non hanno alcun dubbio che quella di lunedì sia stata una esecuzione in perfetto stile mafioso e, allo stesso tempo, dimostrativa. Un avvertimento chiaro da lanciare a qualcuno. A chi, per quale motivo e cosa ci sia sotto è al centro delle indagini della squadra mobile, coordinate dal procuratore capo Giuseppe Bellelli e dal pm Andrea Di Giovanni, che sin dai primi istanti sta passando al setaccio il contesto che lega Albi e Cavallito per capire quali collegamenti possano esserci fra di loro e soprattutto che tipi di affari, dopo una conoscenza nata anni fa per l’amicizia tra i rispettivi padri. Nessun dubbio sul fatto che il killer volesse colpire a morte entrambi: i fotogrammi lo confermano. Sono almeno otto i bossoli trovati dagli investigatori. Un proiettile si è conficcato in un soprammobile a forma di fiore sul balcone del bar: è la dimostrazione del rischio che hanno corso anche dipendenti e clienti.
LE PISTE
Sul movente si fa sempre più strada l’ipotesi che possa essere legato a questioni economiche. Non si esclude alla droga, considerando anche i precedenti del 49enne, che era stato arrestato nel 2012 dai carabinieri della compagnia di Chieti insieme a tre cerignolani dopo che nella loro auto era stato trovato uno scatolone contenente all’apparenza taralli pugliesi, in realtà 200 panetti di hashish, per un peso complessivo di 19 chili. Da capire in questo caso il ruolo di Albi, architetto affermato e dai molteplici interessi.
I RITRATTI
Il professionista ha più volte lavorato con gli enti pubblici, dal Comune di Pescara a quello di Ortona. Con la prima amministrazione è stato direttore dei lavori nel cantiere per la manutenzione straordinaria delle coperture delle case popolari di via Caduti per Servizio a Fontanelle. Ma aveva anche un’attività legata alle affissioni, ereditata dal padre Marcello, e poi era un amante dello sport, tanto da aver gestito per anni la palestra Gym River in via Valle Roveto. Da ragazzo era stato anche paracadutista nella Folgore. Una persona all’apparenza senza ombre. E molto conosciuto è anche Cavallito, ex calciatore dilettante, adesso ricoverato in prognosi riservata nel reparto di Rianimazione dalle 5.30 di ieri, dopo essere stato sottoposto nella notte a tre interventi chirurgici a causa delle ferite multiple da arma da fuoco al torace, all’addome, al braccio destro e parte del viso. L’uomo aveva due proiettili conficcati nello zigomo. Una ogiva è stata recuperata dopo essere passata dal braccio al fianco, al fegato e al polmone. Un altro proiettile deve essere invece ancora estratto dalla spalla. Molto probabilmente, nelle prossime ore, il ferito dovrà quindi essere sottoposto a una nuova operazione. Stando al bollettino diramato dalla Asl, è «in condizioni stabili, pur nella gravità, grazie all'impegno dell'intera equipe anestesiologica, chirurgica e infermieristica».
LE PERQUISIZIONI
Ieri mattina, gli investigatori del questore Luigi Liguori e del capo della Mobile Gianluca Di Frischia hanno perquisito la casa delle vittime, a caccia di dettagli utili per dare un nome al responsabile di quei 22 secondi di orrore che hanno macchiato di sangue l’estate pescarese.
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