L’agricoltore che sfida il lockdown

22 Novembre 2020

Petrini da Roseto esorta i giovani: centinaia le serre chiuse, riapritele e lavorate

ROSETO DEGLI ABRUZZI . Nelle sue serre, 1.500 metri quadrati di terreno coperto, coltiva di tutto: dai peperoni ai pomodori, dalle melanzane ai vari tipi di insalata, lattuga, indivia, iceberg. In un angolo, hanno trovato posto persino le fave. «In Abruzzo ci sono centinaia di serre abbandonate e inutilizzate che potrebbero diventare una risorsa e un investimento futuro per i giovani, soprattutto in questo momento». Bruno Petrini, titolare della fattoria didattica “Il bruco” di Roseto degli Abruzzi, lancia la sua sfida al lockdown attraverso un consiglio alle giovani generazioni. «La coltivazione delle terra e la ristrutturazione di vecchie serre dismesse possono dare nuove opportunità e sbocchi occupazionali». Lui, che da buon agricoltore «vive con l’esperienza della civiltà contadina», pianta e raccoglie le coltivazioni al cambio delle lune e seguendo le stagionalità dei prodotti. Un lavoro certosino e appassionante.
SERRE COME RISORSA. «Sono 550 gli agriturismi chiusi in questo momento in Abruzzo a causa del lockdown», dice, «attività ferme ma che trovano sbocco nella pratica della coltivazione della terra e della cura delle serre».
All’inizio Petrini coltivava solo erbe aromatiche e fiori, una passione che lo ha portato, lo scorso anno, a vincere l’Oscar green della Coldiretti con il progetto dell’orto super-abile: un percorso sensoriale accessibile ai diversamente abili che possono toccare e sentire i profumi delle piante, posizionate ad un’altezza idonea.
«Poi mi sono reso conto che il mercato sta cambiando e che tantissime famiglie cercano prodotti sani, puntano al “mangiar bene” come stile di vita». Ecco, dunque, che nelle quattro serre sono spuntati ortaggi e verdure di ogni tipo, che cambiano con il mutare delle stagioni e finiscono dritte sulla tavola degli abruzzesi. «Con le serre coperte», spiega Petrini, «si riescono a coltivare prodotti fuori-stagione, come i pomodori, anche fino a dicembre».
MANGIAR SANO. Sono centinaia le serre di proprietà di anziani coltivatori, lasciate in abbandono. Alcune non vengono utilizzate da anni.
«A fronte di un investimento iniziale minimo», afferma Petrini, «i giovani, ristrutturandole, hanno la possibilità di recuperare nell’immediato, con la vendita dei prodotti, buona parte di quanto speso per i lavori di recupero e adeguamento delle strutture. Di vendere il raccolto nei supermercati, nelle catene commerciali e ai privati. La parola d’ordine è una sana alimentazione. Oggi più che mai si va alla ricerca del prodotto bio, della farina integrale, dell’olio locale, della frutta e della verdura di qualità. Si mangia quel che si produce, ma in questo caso», evidenzia Petrini, «le produzioni possono diventare un’occasione di impiego e occupazione».
L’ORTO SOCIALE. Lo definisce «una sfida nella sfida»: l'orto sociale, nato dalla suddivisione di un appezzamento di terreno in un’ottantina di lotti, che vengono coltivati da decine di famiglie. Dati in comodato d’uso o in affitto.
«La globalizzazione ha portato i nostri figli a lavorare all’estero», conclude Petrini, «facciamo in modo di recuperare le tradizioni». (m.p.)