L’ALBERGO CROLLATO

26 Agosto 2016

L’AQUILA. Niente strage, per fortuna, all’Hotel Roma: i morti non sono 70 come aveva erroneamente diffuso nei primi momenti successivi al sisma, ma sarebbero solo sei. Un cadavere è stato recuperato...

L’AQUILA. Niente strage, per fortuna, all’Hotel Roma: i morti non sono 70 come aveva erroneamente diffuso nei primi momenti successivi al sisma, ma sarebbero solo sei.

Un cadavere è stato recuperato in tarda serata, altri tre sono stati già individuati dai vigili del fuoco, che ritengono, in base ad alcuni documenti ritrovati e alle automobili parcheggiate vicino all’albergo, che tra le macerie possano esservi altri due cadaveri. Il margine di errore, hanno spiegato, può semmai aumentare di qualche unità per via della confusione delle festività, ma le vittime certamente non sono 70, né 30, come era stato ipotizzato in ultima analisi. Perché, e lo aveva rivelato in mattinata il vicesindaco di Amatrice Gianluca Carloni, gli ospiti sono riusciti a sfuggire miracolosamente prima del crollo definitivo.

In attesa di una ricostruzione ufficiale, se mai avverrà, è andata così: c’erano effettivamente una trentina di persone tra villeggianti e personale nello storico hotel considerato il tempio degli spaghetti all’amatriciana. Ma la struttura, prima di crollare sotto i ripetuti, terribili colpi del sisma, ha dato il tempo evidentemente alla maggior parte degli ospiti, di sfuggire alla morte. E le conferme vengono anche da una testimonianza, come dire, involontaria: un dipendente di un supermercato ha raccontato come una donna romana ieri mattina gli avesse chiesto dei cibi per i figli celiaci, visto che quelli che aveva con sé li aveva perduti nel crollo dell’albergo, dal quale era fuggita tutta la famiglia. Il funzionario dei vigili del fuoco Carlo Cardinali ha poi spiegato che le squadre di soccorso Usar hanno individuato quattro corpi, uno dei quali recuperato in serata; inoltre, sono stati ritrovati tra le macerie anche i documenti di due giovani proprietari di un furgone ospiti dell’hotel. E se ci sono i documenti, si ipotizza, ci devono essere anche i proprietari e bisogna trovarli. Potrebbero essere ritrovate salme non previste dai calcoli ufficiali, ma i vigili del fuoco non hanno al momento nessun’altra richiesta di ricerca per persone mancanti all’appello, che fossero all’interno dell’albergo.

Parla a fatica Ivo Carloni, uno dei gestori dell’albergo. La voce spezzata dall’emozione, dal dolore per le tante vite spazzate via senza pietà dal sisma, per i sogni infranti in pochi istanti. L’Hotel Roma era un simbolo. Una tappa obbligata per gli amanti della buona cucina e dei famosi spaghetti all’amatriciana, orgoglio e vanto di quella terra. Sulla facciata è rimasta solo l’insegna che piega tristemente la testa, sospesa in un silenzio spettrale tra i cumuli di macerie. Ivo ha scavato initerrottamente a mani nude, per due ore, in attesa dell’arrivo dei soccorsi. Ha estratto dai massi e dalla polvere quattro persone, tra questi il cognato, Alessio, 38 anni, che ora lotta tra la vita e la morte in un letto di ospedale del “San Salvatore”, all’Aquila. È stato operato d’urgenza, dopo il ricovero in Rianimazione, per le gravi lesioni da schiacciamento riportate nel crollo dell’edificio e per le complicazioni renali e vascolari intervenute successivamente. Si commuove, Carloni, quando parla del cognato e dei turisti ospitati nell’albergo, 35 in tutto. Molti sono riusciti a trovare una via di fuga. Altri non ce l'hanno fatta. «Si scava ancora», dice Carloni. «All’appello mancano due dispersi che erano alloggiati da noi. Altre due persone sono state localizzate, ma non abbiamo certezza che siano ancora vive». Fa la spola tra L'Aquila e Amatrice, Ivo. Nel capoluogo abruzzese ha tanti amici e i colleghi del Comitato locale della Banca di Credito Cooperativo di Roma, di cui fa parte, che lo sostengono. Ad Amatrice c’è il cuore. Di fronte alle immagini del paese dilaniato, tra polvere e morte, quasi come in un film in bianco e nero, Ivo Carloni non si perde d’animo. Indica la torre civica trecentesca, rimasta intatta, con l’orologio fermo alle 3 e 36. «Quasi un miracolo strutturale», dice, «vessillo di una città dalla storia antica e gloriosa. Amatrice rinascerà, più bella di prima. Siamo gente di montagna, forte e gentile, proprio come gli aquilani che hanno vissuto la nostra stessa tragedia nel 2009. Troveremo la forza di risollevare la testa». La famiglia Bucci gestiva l’albergo “Roma” da generazioni. Ad Arnaldo erano subentrati il nipote Alfonso e il figlio Alessio. «Vogliamo riaprire al più presto la struttura. È un debito nei confronti della nostra terra», afferma Carloni, che ha sposato la figlia di Arnaldo Bucci. ««L’hotel Roma era un simbolo culturale, turistico ed enogastronomico. Vogliamo che torni ad essere tale».

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