L’ambulanza non era medicalizzata

Una falla nelle norme dietro la morte del podista Duilio Fornarola. Ieri ad Atessa i funerali
PESCARA. «Venite subito». «Anzi no». «Anzi sì». Domenica mattina tre volte hanno chiamato il 118 prima che l’ambulanza medicalizzata, con medici e infermieri a bordo, partisse di gran carriera per piazza Salotto, dove il povero Duilio Fornarola, già soccorso dai sanitari di Abruzzo Ambulanze di Francavilla che coprivano la manifestazione, si era accasciato a dieci metri dal traguardo della maratona dannunziana. Tre telefonare e comunque tempo perso per l’ex cancelliere capo della Procura di Chieti che a 82 anni, mito dei podisti abruzzesi, subito dopo aver alzato le braccia al cielo era crollato a terra per quello che si è poi rivelato un infarto massivo che non gli ha dato scampo.
Ma non è morto subito Duilio Fornarola, di cui ieri si sono celebrati i funerali ad Atessa: dall’ultima telefonata al 118 in cui Alberico Di Cicco, campione di podismo, amico fraterno di Duilio e tra gli organizzatori della manifestazione (si è occupato anche dell’assistenza sanitaria) ha chiesto l’intervento dell’ambulanza medicalizzata, come suggerito dal medico volontario di Abruzzo Ambulanze che ha fatto le prime manovre di rianimazione, all’arrivo in ospedale di Fornarola, ormai senza vita, sono passati 23 minuti: dalle 12,11 alle 12,34. Ma altro tempo era trascorso prima che si richiedesse l’ambulanza medicalizzata con la terza telefonata al 118. Racconta Di Cicco: «Quella telefonata al 118 l’ho fatta io, il medico dell’associazione che ha fatto il primo soccorso si è reso conto che Duilio era in arresto cardiaco, che al massaggio non rispondeva, alla ventilazione neppure e neanche al defibrillatore e mi ha detto di chiamare il 118 e di farci mandare un’ambulanza medicalizzata, perché bisognava praticare una terapia invasiva per provare a salvarlo. È vero, il 118 era stato già chiamato da un collaboratore nell’immediatezza, ma è arrivato subito il mezzo di soccorso dell’associazione a cui abbiamo affidato la copertura sanitari della gara e abbiamo richiamato il 118 per dire che l’evento era coperto». Invece le condizioni di Fornarola risultano subito gravissime, come riferisce il medico volontario di Abruzzo Ambulanze, G.A., che chiede di non essere citato: «Siamo arrivati che c’era già un’altra dottoressa (un medico presente nello stand della Sanstefar ndr) abbiamo defibrillato diverse volte, 5, o sei in attesa che arrivasse il medico del 118». E il punto è proprio questo: perché, se la manifestazione, come da regolamento, ha organizzato anche l’assistenza sanitaria, questa non era autosufficiente per gestire un caso così grave? «Noi eravamo autosufficienti», risponde il medico, «ma nel momento in cui siamo arrivati era stato già chiamato il 118 che ha infermieri e personale più qualificato del nostro, che siamo tutti volontari. A quel punto conveniva affidarlo a loro. Noi ci siamo occupati della parte iniziale utilizzando tutti gli strumenti che erano di nostra competenza, dal defibrillatore alla cannula al pallone ambu per ventilarlo».
Tutte cose che però, nel caso gravissimo di Fornarola, non sono bastate, al punto da rendere necessaria l’ambulanza medicalizzata del 118, che comunque non è servita. Ma la tragica vicenda di domenica scoperchia una questione che gli addetti ai lavori conoscono bene: in occasione di grandi eventi, che siamo concerti o manifestazioni sportive, com’è avvenuto per il concerto di Ligabue o per la maratona dannunziana di due giorni fa, non sempre l’assistenza sanitaria è gestita dal 118. Lo decide l’ente organizzatore scegliendo i soccorritori, sempre in rispetto della legge, sulla base della portata dell’evento ma anche in relazione ai costi. Senza alcun coordinamento con il 118 che solitamente gestisce l’emergenza. «È auspicabile che in occasioni di queste manifestazioni il coordinamento del 118 ci sia», sottolinea il resposnabile del servizio della Asl, «ma il Comune di Pescara si è già piemente attivato per avviare l’iter che risolva la situazione».
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