L’arte pasticcera di Canale rivivrà all’Alberghiero

La famiglia dell’artigiano di via Trento scomparso un mese fa domani donerà la sua attrezzatura agli studenti del De Cecco
PESCARA. Un laboratorio di cucina dell'alberghiero De Cecco sarà intitolato al maestro pasticcere Aldo Canale, scomparso il 30 dicembre scorso a 90 anni.
Dopo la sua morte, la famiglia Canale ha deciso di donare all'istituto di via Tirino una serie di attrezzature, un forno ventilato, una impastatrice, una sfogliatrice, tavoli da lavoro in acciaio e stampi, appartenute allo storico artigiano pescarese inventore della torta Panflor e celebre per i suoi cornetti con panna e cioccolato. La cerimonia di intitolazione, voluta dalla preside Alessandra Di Pietro, si svolgerà domani alle 11.45 alla presenza del presidente della Provincia Antonio Di Marco.
«È stata mia sorella Alessandra a volere che gli strumenti di lavoro del nonno venissero donati alla scuola alberghiera», rivela il nipote di Aldo Canale, Stefano, 33 anni, il quale insieme ai genitori Paolo e Marilisa Cannarsa, racconta commosso la vita di un uomo che «ha preparato gli ultimi dolci due giorni prima di lasciarci e si è premurato di sapere se li avevamo offerti al vicinato».
Il pasticcere viveva appieno le sue grandi passioni, che oltre alle segrete ricette dolciarie, «erano la bicicletta con la quale percorreva 80 km al giorno e i 350 canarini che svolazzano in una voliera nella villetta di via Montepagano, dove ha vissuto fino all'ultimo giorno della sua vita».
Aldo Canale, quarto di 14 figli di Leontino ed Emma, nasce a Pescara il 22 novembre 1925. A 12 anni inizia l’apprendistato nella pasticceria Renzi di via Roma, (all'epoca in via Piave) sotto la guida del maestro Romolo. «La fame lo ha spinto a lavorare, almeno lì si nutriva di bombe e cornetti. Guadagnava dieci lire a settimana e da via Marconi, dove abitava, essendo molto piccolo, veniva accompagnato dalle milizie fin dentro il negozio».
Circa otto anni dopo, Romolo gli dà la sua benedizione: «Sei pronto per la tua strada».
E Aldo di chilometri ne macina tantissimi, arriva fino in Venezuela. A 20 anni diventa capo pasticcere al Gran Caffè Vittoria in corso Marrucino a Chieti. Quattro anni dopo si trasferisce al bar Colombo, sempre a Chieti, città che raggiunge ogni giorno in sella alla sua bicicletta. Un mezzo di trasporto che non abbandonerà mai fino all'età di 77 anni.
«Mio padre», rivela il figlio Paolo, «non utilizzava la pausa pranzo per riposare, ma inforcava la bici e pedalava ogni pomeriggio per decine di chilometri fino a raggiungere i paesi dell'entroterra. Poi tornava al lavoro fino alle otto di sera, dopo essersi alzato alle due e mezzo del mattino per aprire la pasticceria».
«Aveva il cuore di burro e le mani di amianto», si scioglie in lacrime la nuora Marilisa, insegnante di lingue alla media Antonelli, «con le mani nude tirava fuori i pasticcini dal forno rovente».
Ma l’Abruzzo sta stretto a mastro Canale che nel 1955, all'età di 30 anni, vola a Caracas per cercare fortuna. Dopo mesi di lavoretti saltuari, avvia la sua pasticceria a Puerto Ordaz, nello stato di Bolivar, con un socio spagnolo. Quattro anni dopo quest’avventura si conclude e ne comincia un’altra. Apre una nuova attività e rimane in Venezuela fino al 1970, anno in cui fa ritorno a Pescara (trova casa in via Milano) per inaugurare, un anno dopo, la sua storica bottega di via Trento 35 che dirige con la moglie Nelda, sposata nel 1949 nella chiesa del Sacro Cuore. Da questa unione nascono Paolo, 65 anni, agente in pensione della Wella e Tiziana, docente in un istituto tecnico di Chieti, sette nipoti e due bisnipoti, tra cui la piccola Sophie, due anni e mezzo, con cui nonno Aldo, fino a pochi giorni fa, giocava a cucinare i pasticcini.
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