L’assessore: ci sono troppi debiti
Marchegiani: perdite da 5 anni, meglio non ripianare. Forza Italia: conti in ordine
PESCARA. Scoppia la polemica politica, all’indomani della notizia, da parte dei lavoratori del museo delle Genti d’Abruzzo, di rinunciare all’adesione all’accordo nel quale si prevedeva, a fronte di una riduzione del 25% del finanziamento, l’accesso alla cassa integrazione in deroga.
«Si tratta di una pantomima», è intervenuta l’assessore comunale Paola Marchegiani, con deleghe al Patrimonio culturale e all’Individuazione, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e museale, la quale sta seguendo la vicenda insieme con il capogruppo del Partito democratico, Marco Presutti, e il consigliere comunale del Pd, Emilio Longhi. «Si cerca di spostare il problema reale. Il museo», continua Marchegiani, «ha invece una serie di debiti che si sono iniziati nel 2010». Insomma, in piena epoca del centrodestra, secondo l’esponente della giunta cittadina.
E a proposito del taglio, che ha portato dai 201mila euro precedenti, ai 50mila di oggi, previsti dal Comune al museo delle Genti d’Abruzzo come finanziamento, l’assessore rincara: «Se il finanziamento deve servire ad appianare i debiti, il Comune fa bene a non dare i soldi».
Una posizione, quella sull’analisi dei bilanci della Fondazione del Museo delle Genti d’Abruzzo, condivisa anche da Presutti: «La crisi non dipende dal taglio ai finanziamenti, ma da una gestione che è in perdita da anni».
La replica del centrodestra non si è fatta attendere. «In primis, già da alcuni anni», ha risposto Salvatore Di Pino, ex consigliere comunale di Forza Italia e membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Museo delle Genti d’Abruzzo onlus, «è stato realizzato un piano di riequilibrio economico-finanziario, con una notevole riduzione dei costi di gestione. Inoltre», ha aggiunto Di Pino, «il bilancio della Fondazione Genti d’Abruzzo è in equilibrio e tutte le posizioni debitorie sono state spalmate attraverso un piano di ammortamento. Tra l’altro», ha continuato il componente del cda, «le posizioni debitorie non sono altro che quelle tipiche di un servizio culturale come quello museale e non riguardano solo il periodo di amministrazione di centrodestra 2009-2014, ma anche il periodo precedente, quello dell’amministrazione di centro-sinistra 2003-2008».
Di Pino si chiede anche, a proposito delle assicurazioni relative al mantenimento della quota di maggioranza, da parte del Comune, del museo, «a quale titolo ciò potrebbe mantenere, in assenza del trasferimento dei 201mila euro? E con quali risorse, in assenza di incentivi per i privati, il Comune finanzierebbe il museo?».
(v.d.l.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

