L’aula magna Montinaro: l’omaggio di Pescara

19 Aprile 2023

al caposcorta di Falcone L’intitolazione nella scuola della polizia alla presenza della vedova Tina

PESCARA. «Chiunque fa questa attività ha la capacità di scegliere tra la paura e la vigliaccheria. La paura è qualche cosa che tutti abbiamo: chi ha paura sogna, chi ha paura ama, chi ha paura piange. È la vigliaccheria che non si capisce e non deve rientrare nell'ottica umana». Questo è stato uno degli ultimi pensieri di Antonio Montinaro, l’assistente di polizia, capo della scorta di Giovanni Falcone, rimasto ucciso il 23 maggio 1992 nell'attentato di Capaci, insieme al giudice e alla moglie Francesca Morvillo e ai colleghi Rocco Di Cillo e Vito Schifani. Montinaro, medaglia d’oro al valore civile, aveva 30 anni. Come spiegano le sue parole, era cosciente dei rischi che correva, ma era innamorato dello Stato. A lui, esempio di coraggio e abnegazione, ieri mattina, la scuola per il controllo del territorio di Pescara ha dedicato l’aula magna da poco ristrutturata.
La cerimonia si è svolta alla presenza del vice direttore generale della Pubblica sicurezza con funzioni vicarie, prefetto Maria Luisa Pellizzari e della moglie di Montinaro, Tina Martinez Montinaro. Ad accoglierle il questore Luigi Liguori, il prefetto Giancarlo Di Vincenzo e le autorità cittadine, alla presenza del procuratore capo Giuseppe Bellelli. Tutti schierati i 150 allievi agenti della polizia, che attualmente stanno frequentando il 120° corso di formazione.
«Oggi», ha sottolineato il prefetto Pellizzari, «è un momento importante per noi della polizia perché ricordiamo un grande servitore dello Stato. Crediamo moltissimo nel valore della memoria e dell’importanza di ricordare i nostri caduti, persone che rappresentano un faro e un punto di riferimento per quello che deve essere un poliziotto, per i valori che deve avere dentro di sé e nel suo percorso quotidiano. Antonio Montinaro, e ricordo che sono passati 31 anni da quei tragici fatti, è sempre in mezzo a noi, nei nostri cuori e nelle nostre scuole, come quella di Pescara, dove si formano le nuove generazioni di poliziotti». Emozionata Tina Montinaro. «Ho avuto un grande marito», ha detto. «È bellissimo vedere la targa con il suo nome in questa scuola. Tutti gli allievi che la frequenteranno negli anni leggeranno il nome di Antonio, che dalla questura di Bergamo è andato a Palermo per scortare l’uomo più a rischio d’Italia. Lo devono vedere come un esempio. Se i mafiosi pensavano con la strage di Capaci di aver vinto, si sono sbagliati. Anche oggi abbiamo dimostrato che quel maledetto 23 maggio non li hanno fermati». Rivolgendosi poi agli allievi agenti, la vedova ha spiegato che quello del poliziotto è il mestiere più bello del mondo, «perché sta in mezzo alla gente e trasmette la fiducia nello Stato. È più una missione che un lavoro. Il poliziotto resta poliziotto sempre, anche quando non è in servizio». Per l'occasione, nella scuola è stata allestita una mostra dal titolo “Al servizio del Paese - Frammenti di storia italiana attraverso le immagini della Polizia di Stato” con 25 pannelli fotografici bifacciali che trattano temi come l’impegno contro le mafie e la lotta al terrorismo, le specialità della polizia, il ruolo delle donne dal loro ingresso ad oggi, la sicurezza, i grandi eventi, la gestione dell’ordine pubblico e il valore dello sport. «La mostra», spiegano dalla questura, «è realizzata con lo scopo di trasferire un importante patrimonio culturale e una testimonianza dei fatti che hanno interessato il nostro paese nei decenni appena trascorsi».