L’autovelox compie cinquant’anni tra abusi, trucchi e follie

22 Novembre 2016

ROMA. Sicurezza stradale: 50 anni di autovelox, mezzo secolo tra polemiche, trucchi e sentenze. Nel 1966 nei laboratori della fiorentina Sodi è realizzato il primo velocimetro. Dal 1974 lo...

ROMA. Sicurezza stradale: 50 anni di autovelox, mezzo secolo tra polemiche, trucchi e sentenze. Nel 1966 nei laboratori della fiorentina Sodi è realizzato il primo velocimetro. Dal 1974 lo “sparamulte” è operativo su tutte le strade italiane. 50 anni tra polemiche, indagini della magistratura e sentenze della Cassazione sull’invenzione più odiata e temuta dagli automobilisti italiani.

Sfreccia la polemica. Mezzo secolo travagliato, trascorso tra insulti e macumbe di chi è al volante; polemiche per l’uso a volte spregiudicato che dello “sparamulte” hanno fatto alcune amministrazioni locali per far cassa; indagini della magistratura sui casi di apparecchi taroccati; sentenze della Cassazione sulla validità o la nullità delle contravvenzioni. Un misuratore di velocità inviso a molti che costringe spesso a brusche frenate e a innaturali, quanto miracolose, andature di crociera, ma che, correttamente utilizzato, può invece far calare il numero degli incidenti e salvare molte vite.

Trucchi e follie. Il velocimetro, come viene battezzato a metà degli anni Sessanta, nasce nei laboratori della fiorentina Sodi costruzioni elettromeccaniche per mano di Fiorello Sodi che nel 2000 raccontò in un libro la sua avventura industriale, le battaglie burocratiche, quelle scientifiche e, con un pizzico di orgoglio, tutti i trucchi e le follie degli automobilisti per sottrarsi invano alla gogna dell’Autovelox. Il dispositivo taglia-velocità arrivò in Italia un po’ in ritardo rispetto ad altri Paesi dove erano già entrati in funzione i primi modelli di misuratori chiamati radar perché basati sul principio del radar doppler. In compenso, però, il prodotto Sodi, brevettato nel 1966, venne realizzato con tecniche più innovative.

Maledetti sensori. E’ sua, infatti, l’intuizione di creare uno strumento basato su una coppia di sensori, allora rappresentati da tubi pneumatici. Il prototipo viene testato con successo sui viali del Parco delle Cascine di Firenze. Devono però trascorrere ancora alcuni anni prima che l’Autovelox faccia la sua comparsa su tutte le strade italiane: è il 1974 infatti quando il modello 101 viene adottato per la prima volta dalla Polizia stradale e poi dalle varie polizie municipali. E con il tempo anche la tecnologia si evolve: non solo la strumentazione è ora basata sul laser ma la misurazione della velocità avviene in automatico rendendo superflua la presenza di un agente della stradale per verbalizzare l'infrazione.

Facciamo cassa. Nato come uno strumento per evitare che le strade italiane si trasformassero in circuiti da Formula uno, gli autovelox sono stati talvolta utilizzati in modo discutibile da alcune amministrazioni per rimpinguare le casse locali: seminascosti o tarati in maniera da rendere quasi impossibile non incorrere nei rigori del codice della strada. Tanto da suscitare polemiche a non finire e in certi casi provocare anche l’intervento delle Procure.

Sprint fatale. Comunque sia, gli italiani al volante corrono. Troppo: il 29% delle infrazioni riguardano proprio i limiti di velocità. E non pare abbiano intenzione di rallentare. La casistica dei trucchi e delle follie per evitare la multa è quasi leggendaria. Si va dall’utilizzo del domopack, di un cd o della lacca per capelli da usare sulla targa come riflettenti che renderebbero illegibile la foto scattata dall’autovelox ai portentosi specifici spray; dalla vernice trasparente lucida per inibire il flash dell’auovelox al fango sulla targa, un evergreen mai passato di moda. Furbizie del tutto inutili che non servono ad evitare la contravvenzione perché gli strumenti che misurano la velocità oggi sono realizzati con tecnologie avanzate. Meglio, allora, affidarsi alle tante app per smartphone con la mappa degli autovelox, oppure consultare il sito della Polizia di Stato con l’elenco, aggiornato settimanalmente, dei dispositivi di controllo.

Multe cassate. Di autovelox si è occupata anche la Cassazione con più di una sentenza. Tra maggio e luglio di quest’anno ce ne sono state addirittura tre: gli accertamenti delle sanzioni sono nulli se l’ente non dimostra di aver effettuato una verifica periodica della funzionalità degli autovelox, così come è nulla la multa se elevata su strade urbane a scorrimento che hanno un’unica carreggiata. Infine, la suprema Corte ha stabilito che non può essere installato un unico cartello all’inizio del tratto stradale per informare gli utenti sul controllo elettronico della velocità: l’informazione va ripetuta ad ogni incrocio.

Conto salato. In ogni caso, conviene non sfidare i misuratori di velocità, perché le multe (articolo 142 del codice della strada) pesano e non poco sul portafogli. Superando di soli 10 km il limite, la contravvenzione è di 168 euro e aumenta progressivamente fino ad arrivare a 3mila 287 euro e 10 punti di patente con l’infrazione per eccesso di velocità di oltre 60 km. E' prevista anche la sanzione accessoria della sospensione della patente da sei mesi a un anno e se la stessa infrazione è ripetuta due volte in un biennio è prevista la revoca della patente. Ma come funziona l’Autovelox? Il modello più diffuso, per gli amanti della tecnologia, è quello che si serve di 2 fotocellule. La prima, attivata dal passaggio del veicolo, avvia un timer che si ferma all’attivazione della seconda fotocellula. Conoscendo la distanza tra i due dispositivi e il tempo impiegato dal veicolo per percorrerla, in caso di violazione ilk sistema scatta la foto. Ma ci sono anche i telelaser: la velocità viene rilevata attraverso un fascio ad alta frequenza e ad un sensore ottico. In questa categoria possono essere inclusi anche i photored usati per accertare le infrazioni al semaforo. I tutor, invece, installati soprattutto sulle strade a scorrimento veloce, agiscono in maniera diversa perché misurano la velocità media di un veicolo su una tratta di strada di lunghezza variabile.

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