L’Enea avverte: a rischio 27 chilometri di costa

Ma in tutta Italia entro il 2100 potrebbe sparire una superficie pari alla Liguria Sotto accusa il riscaldamento globale e lo scioglimento dei ghiacci
PESCARA . Sono 5.686,4 i chilometri quadrati di costa italiana che nel 2100 potrebbero essere sommersi dalle acque del Mediterraneo. Praticamente, è come se una superficie pari a quella della regione Liguria sparisse sotto le acque. Il livello del mare si sta innalzando velocemente a causa del riscaldamento globale, avverte l’Enea, e anche in Abruzzo non si scherza. Secondo le proiezioni dell’agenzia, presentate nei giorni scorsi a Roma durante un convegno, entro la fine del secolo l’innalzamento del mare lungo le coste italiane è stimato tra 94 centimetri e 1,035 metri, un modello meno prudente parla di un innalzamento compreso tra 1,31 metri e 1,45 metri . A questi valori bisogna aggiungere il cosiddetto storm surge, detto anche “onda di tempesta”, causato dai venti, che in particolari condizioni determina un aumento del livello del mare rispetto al litorale di circa un metro.
IN ABRUZZO. Nella nostra regione i chilometri di costa a rischio sono 27. Di questi 14 si trovano nell’area della foce del fiume Pescara, altri 6 in quella della foce del Sangro e i restanti 7 sono in condivisione con le Marche, alla foce del fiume Tronto. «Il fenomeno dell’innalzamento», avverte l’Enea, «riguarda praticamente tutte le regioni italiane bagnate dal mare per un totale di 40 aree costiere a rischio inondazione», quelle che si possono vedere nella cartina accanto.
I PORTI. L’innalzamento del mare nei principali porti, sempre nel 2100, è stimato intorno a un metro. I valori più elevati a Venezia (+ 1,064 metri), Napoli (+ 1,040), Cagliari (+1,033), Palermo (+1,028) e Brindisi (+1,028). Nessun modello matematico è stato elaborato per i porti abruzzesi nelle zone più a rischio. Quello più vicino a noi è il porto di Ancona, dove si prevede un innalzamento del livello delle acque pari a un metro. Valore che potrebbe raddoppiare per effetto, come si diceva, dello storm surge.
IL PROTOCOLLO. La strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici già nel 2015 ha posto l’attenzione su questi temi, indicando, tra i possibili percorsi di lavoro, l’aumento delle conoscenze in materia di infrastrutture “climate-proof” e l’integrazione di questi concetti all’interno dei criteri di progettazione e manutenzione delle opere. Gli effetti del riscaldamento globale valutati nella pianificazione delle infrastrutture sostenibili e resilienti andrebbero, quindi, considerati all’interno del più generale e ambizioso processo d’integrazione tra le politiche su infrastrutture e trasporti e quelle su ambiente ed energia. Per questo motivo l’Enea e la Confcommercio hanno siglato un protocollo d’intesa, nel tentativo di salvaguardare l’economia del mare, un settore che in Italia comprende quasi 200 mila imprese, tra pesca, cantieristica, trasporti marittimi, turismo e attività di ricerca, un cluster che produce circa il 3% del Pil e dà lavoro a oltre 880 mila occupati.
LE CAUSE. Nel territorio a rischio si concentra circa la metà della popolazione italiana. Sul banco degli imputati non solo i cambiamenti climatici e il surriscaldamento globale che sta determinando lo scioglimento della calotte artiche, ma anche le caratteristiche geologiche della nostra penisola senza escludere i movimenti tettonici che caratterizzano il nostro Paese, geologicamente molto “attivo”, con bradisismi e terremoti anche nelle aree costiere. Lo studio, ha aggiunto il geo morfologo dell’Enea, Fabrizio Antonioli, tiene conto oltre che dello scioglimento dei ghiacci anche della «dilatazione termica del Mediterraneo», e consente di sapere «dove sarà il mare tra cinquanta, sessanta, ottanta anni. Abbiamo aggiunto dei valori geologici per i quali alcune zone costiere italiane si abbassano di più e altre si abbassano di meno», proprio per giustificare la diversità dei dati attesi da qui al 2100 circa il sollevamento del mare nelle diverse località della costa. Non si tratta di una condanna ineluttabile. Molto dipenderà da noi, e dalla nostra capacità (o meglio, dall’effettiva volontà) di ridurre le emissioni di anidride carbonica in atmosfera.
GIOCARE D’ANTICIPO. «Questo convegno è particolarmente importante perché ci fa riflettere in anticipo su quello che può succedere nel nostro Paese», ha detto il presidente dell’Enea, Federico Testa. «Nei prossimi anni sempre più zone costiere che potranno essere messe a rischio da eventi non prevedibili, e che magari non abbiamo visto nel passato. Non dobbiamo rassegnarci, ma puntare a fare tutto quello che si può fare per prevenire». Secondo il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli «la firma del protocollo è un passo molto importante per rendere tutti più consapevoli e delle emergenze e delle soluzioni possibili ».

