L’EREDITÀ CHE LASCIA ALL’ABRUZZO
Rilanciare il marchio della Fiat nel mondo trasformandolo in uno dei principali player mondiali del settore. Ma parlare in questi momenti di Marchionne, per noi abruzzesi, significa gettare lo...
Rilanciare il marchio della Fiat nel mondo trasformandolo in uno dei principali player mondiali del settore. Ma parlare in questi momenti di Marchionne, per noi abruzzesi, significa gettare lo sguardo su questa grande realtà che è la Sevel. Nel 2017 dai suoi cancelli sono passati 292mila veicoli e le proiezioni per il 2018 vedono una crescita a quota 293 mila, per lo più destinati al mercato europeo (25% direzione Germania, seguono il mercato francese con il 16% e l'Inghilterra con il 10%; l'Italia assorbe il 15% delle vendite). La Sevel è un'eccellenza del made in Italy nel mondo. La nostra regione presenta importanti realtà industriali, la Sevel è senz'altro una di queste. Ma dobbiamo fare attenzione: l'importanza della Sevel non è solo nei grandi volumi, ma anche nell'altissima qualità del prodotto e delle maestranze. Fondamentale è difatti l'apporto di tecnologie avanzate così come la grande capacità manuale acquisita negli anni dai lavoratori che hanno saputo cogliere la novità del "modello Marchionne".
Faccio mie le parole di Marchionne del suo ultimo intervento il 1° giugno scorso, a Balocco, nell'ambito del Fca Capital Market Day, quando ha presentato il nuovo piano del gruppo. Parole che rappresentano di certo la sua eredità: "Il miglioramento continuo è una parte fondamentale della nostra cultura", ha detto commentando Ernest Hemingway che scrisse: "Non c'è nulla di nobile nell'essere superiore a qualcun altro, la vera nobiltà è essere superiore a chi eravamo ieri. Non vivremo mai lo stesso giorno due volte, perché sappiamo che è sempre possibile migliorare qualcosa". Tante volte ho commentato queste parole: siamo abili a nascondere le nostre incapacità dietro l'abitudine, il rituale dell'abbiamo fatto sempre così. Invece dobbiamo essere in grado di crescere, in modo competitivo ma anche cooperativo, insieme, per un obiettivo comune. Cosa vogliamo lasciare ai nostri figli? Un quadro desolante frutto delle nostre rivalità o i segni concreti di vita fortemente vissuta alla ricerca del bene, emblemi del riscatto sociale ed economico del nostro amato Abruzzo? Marchionne ci può essere da guida: ancoriamoci alla capacità dell'uomo di crescere e rinnovarsi.
Individuiamo degli obiettivi strategici per il nostro Abruzzo e su quelli lavoriamo. La sfida ce l'ha lanciata, tocca a noi rimboccarci le maniche.
Mauro Angelucci
(presidente della Cameradi commercio di Chieti Pescara)

