L’esame di Stato a febbraio? No, è soltanto una simulazione

20 Febbraio 2019

Anche gli studenti pescaresi alle prese con il test della prima prova scritta disposta dal ministero La prima traccia: «Da Pascoli a Elsa Morante». E tra i ragazzi c’è chi si è svegliato all’alba per ripassare

PESCARA. Hanno ripassato le materie all’alba, prima di andare a scuola, come se dovessero davvero affrontare il tradizionale esame di Stato che comincia il 19 giugno. Una volta entrati in classe, col dizionario stretto al petto e il cuore che batteva a mille, hanno dovuto consegnare il telefonino agli insegnanti e da loro hanno ricevuto i fogli timbrati per eseguire il tema scritto di italiano sulle base delle tracce fornite dal Miur che da quest’anno stravolge le regole del tradizionale esame e apporta delle novità, tra cui: due e non più uno gli autori della prima e seconda prova scritta; l’abolizione della terza prova ora articolata su più materie; l’eliminazione dell’obbligo della tesina.
L’esame di Stato a febbraio, ma è solo una simulazione. Accade annualmente negli istituti superiori che le quinte o le classi dell’ultimo anno vengano sottoposte a prove tecniche di maturità, ma da quest’anno il test viene ufficializzato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che ieri ha emanato una circolare con le indicazioni e le tipologie di argomenti per la prima delle quattro prove scritte (le date sono 19 febbraio e 26 marzo, seconda tranche 28 febbraio e 2 aprile) in vista della vera verifica di fine anno. Per tutti valgono le stesse regole: 6 ore (dalle 8.15) a disposizione per scrivere il tema sulla base di tracce (da Giovanni Pascoli a Elsa Morante, dalla fragilità all’umanesimo a temi di attualità) non ci si alza dalla sedia entro le prime quattro, per andare al bagno si firma orario di uscita e rientro in classe.
Questa fase, propedeutica agli esami di fine anno, che ha consentito alle scuole secondarie di secondo grado di avviare la simulazione proposta dal ministro Marco Bussetti, ha lo scopo di «dare la possibilità agli studenti», spiega la preside dell’Alberghiero De Cecco Alessandra Di Pietro, «di sperimentare le emozioni e comprendere il valore dell’esame di Stato anche attraverso le procedure tecniche. In questo modo i ragazzi possono imparare a calibrare le proprie reazioni». Al De Cecco hanno eseguito il test 15 classi quinte per complessivi 300 allievi. Allo scientifico Da Vinci la prova è rimandata alla prossima data.
Al Classico D’Annunzio, 150 gli esaminandi di sei terze. Vincenzo D’Incecco, pescarese, 18 anni, III A, look ottocentesco con i baffetti all’insù ed eleganza da dandy, ha finito due ore prima e se ne va al bar della scuola a rilassarsi dalla fatica che non sembra averlo prostrato più di tanto. Sa di essere preparato: «Mi ha colpito apprendere come Leopardi, noto pessimista, abbia parlato di speranza» riflette il ragazzo alle prese con le scelte della vita: fare l’avvocato, il critico d’arte o il direttore di museo. È certo, però, che questa «è stata una prova emotiva che servirà ad affrontare meglio l’esame vero di giugno. Bisognerà mettere a punto alcuni aspetti organizzativi e in classe ci vuole più disciplina», bacchetta.
Prova d’esame sì, ma con leggerezza alla terza C le cuginette Letizia e Sofia Ciampoli hanno provato ad interpretare la poetessa romana Morante con un misto di tematiche di attualità. Dopo l’esame si iscriveranno, una all’Accademia di Brera e l’altra al Politecnico di Milano per diventare designer di moda. Intanto sostengono che «non abbiamo avuto paura, ma questa prova ci è stata utile per capire i meccanismi del vero esame di maturità». Poi la foto di rito insieme agli altri compagni, Victor Lachert (figlio del compositore polacco Piotr, scomparso di recente), Alessandro Meola, Matteo Masci e Riccardo Terrenzi, l’unico contrario alle lungaggini dell’esame simulato: «Sei ore sono troppe, abbiamo perso alcune ore di lezione», tra cui italiano. Con loro, la vice preside Maria Pia Radico. Per la dirigente del Classico, Donatella D’Amico, la giornata dei ragazzi è stata «tesa ma piena di entusiasmo». Al liceo scientifico Galilei di via Vespucci, Giulia De Angelis,ha finito il test ma tiene stretto il dizionario: «Ho scelto Pascoli, mi sono ripassata le materie all’alba. Paura no, ansia sì». Luca Imparato, 18 anni, quinta C, futuro chirurgo e Jacopo Marcone, quarta A, futuro manager, ci tengono a dire che «il preside Carlo Cappello e il vice Claudio Marotta, con il corpo docente, danno molta importanza a questo tipo di prova. Ci esortano a prepararci bene perché vogliono che usciamo da scuola con voti eccellenti».