L’esperto: «Le imprudenze in montagna si pagano Le regole vanno rispettate»

26 Gennaio 2021

Parla Sfirri, 40 anni nel Cai e accompagnatore: «Mai superare livelli di guardia Alpini e alpinisti dicono che chi fa il Velino può affrontare ogni vetta d’Italia»

AVEZZANO. La regione che vanta le vette più alte dell’Appennino conta ogni anno decine di incidenti più o meno gravi. Numeri in costante aumento negli ultimi anni. Per colpa dell’uomo o delle circostanze?
Fa il punto Romano Sfirri, prima segretario e attuale tesoriere della sezione Cai di Avezzano (400 iscritti), un “montanaro” di 66 anni che vanta una esperienza quarantennale in fatto di sentieri e di cime raggiunte (in Abruzzo e non solo), molto spesso nel ruolo di accompagnatore esperto.
Sfirri, ci parli innanzitutto dei pericoli ai quali vanno incontro le persone che decidono di fare un’escursione.
«A livello generale, il pericolo più immediato riguarda la scarsa propensione a valutare l’ambiente che si va ad affrontare, un habitat che per ovvi motivi presenta difficoltà oggettive diverse e superiori a quelle del vivere quotidiano. E poi tanti escursionisti pensano di andare in un parco giochi, ignorando anche le più elementari regole di prudenza, in particolare nei mesi estivi, percorrendo sentieri impegnativi con abbigliamenti del tutto inadeguati».
La preparazione fisica, quanto è importante e come si fa?
«Ogni persona che si reca in montagna deve essere innanzitutto consapevole dei propri limiti psico-fisici, perché affrontare un tratto esposto o in presenza di ghiaccio o temporali, non è raro vedere persone che si fanno prendere dal panico e sono costrette a chiamare i soccorsi. L’avvicinamento deve essere sempre graduale, scegliendo inizialmente itinerari che non presentano particolari difficoltà, ma cercando preventivamente di conoscere le caratteristiche del suolo, di identificare il punto in cui ci si trova mediante l’utilizzo di carte topografiche, e di verificare costantemente la quota, perché proprio la esatta valutazione della quota può aiutare a prevedere e prevenire eventuali mutamenti del tempo».
Iniziare quindi per gradi, ma per arrivare dove?
«Dove il nostro fisico permette di arrivare, ma senza mai superare i livelli di guardia, perché le imprudenze a volte si pagano a caro prezzo. Non è raro incontrare sui sentieri, persone distrutte dalla fatica e magari alle prese con i crampi, incapaci di affrontare la discesa perché la muscolatura e soprattutto le giunture, ginocchia in particolare, non rispondono più alle sollecitazioni del cervello a causa dell’acido lattico accumulato, rischiando scivolamenti e in alcuni casi anche fratture che potrebbero rivelarsi fatali».
L’abbigliamento, altro argomento di primaria importanza per affrontare in sicurezza le montagne.
«Importante in estate, ma soprattutto in inverno, quando le temperature possono scendere anche di diversi gradi sotto lo zero. E qui a volte torna molto utile il telo termico, quello che normalmente si dà ai migranti salvati dai barconi, composto da un sottile foglio di alluminio in grado di mantenere la temperatura corporea entro limiti accettabili. Ma ancora più importanti sono le calzature, perché se non si hanno le scarpe adatte, il percorso diventa un calvario. Quindi sull’acquisto delle scarpe, il mio consiglio è di non risparmiare ad ogni costo, perché una buona calzatura non rappresenta solo il comfort, ma anche una adeguata sicurezza per caviglie e piedi, proteggendo in maniera consona le une e gli altri, evitando distorsioni e abrasioni che potrebbero risultare particolarmente dolorose».
E nel caso dei quattro dispersi di questo fine settimana, dove pensa che abbiano sbagliato?
«Difficile dirlo, ma come ho evidenziato in precedenza, la cosa più importante, soprattutto nella cattiva stagione, è conoscere preventivamente le condizioni meteo alle quali si va incontro, perché se si è consapevoli di dover affrontare pareti cariche di una neve resa pesante dalla pioggia, occorre valutare anche eventuali spazi per ipotetiche vie di fuga, ma non me la sento assolutamente né di fare ipotesi, né tantomeno di accusare nessuno, perché a posteriori siamo tutti capaci di trinciare giudizi che il più delle volte si rivelano sbagliati».
Quali le insidie sul monte Velino?
«È la terza vetta dell’Abruzzo, una montagna aspra. Gli alpini e gli alpinisti dicono che chi fa il Velino può affrontare tutte le vette d’Italia, perché il dislivello dell’ascesa è molto impegnativo, a differenza per esempio del Gran Sasso per il quale, partendo da Campo Imperatore e seguendo la via normale, il dislivello non supera gli 800-900 metri. Occorre un buon allenamento sul massiccio del Velino, ma particolari criticità non ci sono. L’unica, vera, è rappresentata dalle valanghe in alcuni periodi dell’anno. Come tutte le montagne merita il rispetto dei frequentatori».
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