L’ex premier Di Rupo: quegli uomini sono il nostro orgoglio

2 Agosto 2016

PESCARA. «Nel 1948 mio padre Nicola lasciò l’Abruzzo e San Valentino per trasferirsi in Belgio: viveva nella miseria e spinto dal desiderio di fuggire dalla povertà lasciò tutto». L’ex primo ministro...

PESCARA. «Nel 1948 mio padre Nicola lasciò l’Abruzzo e San Valentino per trasferirsi in Belgio: viveva nella miseria e spinto dal desiderio di fuggire dalla povertà lasciò tutto». L’ex primo ministro del Belgio, Elio Di Rupo, sindaco di Mons, originario di San Valentino, ha raccontato così il primo passo del padre verso una vita nuova. Non fu un’impresa facile e lo ha rivelato durante il convegno di ieri all’Aurum, “1956-2016. Marcinelle per non dimenticare”, con la principessa Astrid di Belgio e moderato dal giornalista del Centro Giuliano Di Tanna.

«Alla fine del viaggio di mio padre», ha detto Di Rupo, «era previsto un contratto di lavoro ma la realtà non era affatto quella sognata. La mia famiglia dovette sistemarsi in baracche di legno senza alcuna comodità e gli inverni erano gelidi: loro si sentivano tutti prigionieri perché dalle tenebre della povertà erano passati al buio totale». Il buio delle minerie: «Il Belgio si definiva “il paese nero”. Sotto terra i minatori dimenticarono cosa fosse la luce», ha detto Di Rupo. E per tanti le miniere diventarono una tomba. «Qui nella terra dei nostri antenati rendo omaggio alle vittime», ha detto Di Rupo, «il dolore del loro dramma è condiviso da tutti noi e non si può dimenticare». Poi, l’ex premier ha parlato dell’Europa: «La costruzione di un’Europa unita rimane un percorso complesso e doloroso. Nonostante i progressi, ci sono fasi di arresto e di regressione. Oggi, sfortunatamente, stiamo assistendo al declino dell’Europa. Purtroppo, l’Europa non fa più sognare. È giunto il momento di reagire e tornare all’essenza del progetto europeo originale tra solidarietà e aiuti ai più fragili. Mio padre non avrebbe mai immaginato che sarei potuto arrivare fino a qui».