L’ex sindaco: Massimo è un buono

Velluto, amico di famiglia: hanno salvato la madre, devono andare a testa alta
BRITTOLI. «Massimo è un ragazzo dal cuore buono. Gli ho detto di andare a testa alta, non deve vergognarsi del suo gesto, ha salvato la vita della sua adorata mamma. I giudici dovranno tener conto di queste circostanze, non è un omicida». È una difesa appassionata e sincera quella dell'ex sindaco di Brittoli, Domenico Velluto, nei confronti di Massimo Cocco, imprenditore edile di 47 anni, indagato a piede libero per omicidio volontario. L’uomo, sabato mattina intorno alle 8,30, ha ucciso il padre Cesidio, pensionato. Lo ha sorpreso a picchiare a sangue la moglie Cleonice Di Sano, 67 anni, conosciuta in paese come Tilde, attualmente ricoverata in Neurochirurgia a Pescara. La donna è arrivata in pronto soccorso sotto shock e col volto tumefatto dai colpi assestati dall'uomo con cui ha vissuto una vita intera e col quale, pare, litigasse spesso.
Velluto è amico della famiglia Cocco, in particolare di Massimo: «Siamo cresciuti insieme, lui ha due anni meno di me, siamo amici, lo conosco bene».
Sabato mattina, l'ex amministratore oggi all’opposizione in consiglio comunale è andato in contrada San Giuseppe per portare la spesa, come faceva ogni tanto, alla signora Tilde, madre anche di Sergio, Fabio che vive a Civitaquana, e di Paolo, quest'ultimo disabile trentenne che vive con lei (moglie e marito erano separati) nella villetta del borgo. «Quando sono arrivato davanti al’'abitazione», ricostruisce addolorato Velluto, «ho trovato i carabinieri di Penne e Civitaquana che facevano i rilievi e una ambulanza. Ho visto Massimo da lontano, indossava una camicia insanguinata. In seguito ho compreso che si è macchiato probabilmente dopo aver abbracciato la madre, rimasta a terra dopo le violenze subite».
Ieri l'ex sindaco (dal 2007 al 2017), ha fatto visita ai fratelli nell'abitazione di Brittoli «dove ora regna solo silenzio e disperazione». Si fanno forza l’un l’altro, i fratelli rimasti soli, «non è stato loro permesso di vedere la madre in ospedale per motivi di sicurezza, il padre è in obitorio a Pescara e non hanno più parole. Sono andato ad esprimergli la mia solidarietà e amicizia e dire a Massimo: vai a testa alta, non devi vergognarti di nulla. Neppure i fratelli devono vergognarsi, perché hanno il cuore dignitoso e puro. Ai giudici dico: Massimo non è un omicida, lui ha fermato la furia del padre per salvare una donna che tanto si è spesa per i suoi cinque uomini, ai quali ha dedicato la vita e alla quale Massimo è legatissimo».
Difficile sapere cosa sia accaduto negli istanti precedenti il delitto: «Non sappiamo cosa ha covato sotto la cenere in quel momento, forse anche il lungo isolamento ha esasperato una situazione già difficile», riprende Velluto che si interroga e cerca di capire «cosa sia scattato nella mente di quell'uomo che non era un violento di per sé, abbiamo sempre visto una famiglia unita che si prendeva tanta cura del figlio disabile». Una famiglia all'apparenza, esemplare. Altre volte Massimo «era intervenuto per separarli durante le liti. Questa volta è stata peggio delle altre, ma è stata solo una disgrazia. Scrivetelo a caratteri cubitali: Massimo non è un omicida, ma un ragazzo buono con tanta dignità. Se fosse arrivato in ritardo, forse sua madre sarebbe morta».
L'omicidio ha scosso la piccola comunità di Brittoli, 267 abitanti, nella Vestina.
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