L’impatto pesante su 110% e pensioni

Crisi, deficit e aumento dei prezzi: il Superbonus sarà dimezzato e la legge Fornero resterà
PESCARA. L’impatto dell’aumento dei prezzi e la conseguente crescita dell’inflazione e del deficit avrà effetti macroscopici, a cominciare dal Superbonus che cambierà ancora.
È una strada obbligata per il governo di centrodestra che sta per nascere. Il prossimo passo, ritenuto come si diceva inevitabile, sarà una sostanziale revisione della maxi aliquota del 110%.
L'ipotesi su cui stanno lavorando gli esperti di Fisco di Fratelli d'Italia è quella di portarla al 60-70%, rendendola però strutturale oppure di lungo periodo.
Lo sconto, secondo alcune fonti interne, sarà quindi legato all'immobile da ristrutturare oppure al reddito del proprietario che richiede l’accesso all’agevolazione.
Si parla di una soluzione alternativa o mista. In pratica si applicherà una deduzione più alta nel caso di ristrutturazione della prima casa, che naturalmente non dev’essere di lusso, e più bassa sulla seconda.
Oppure si potrà optare per una entità dell’aliquota inversamente proporzionale al reddito del proprietario, tenendo però conto della distinzione tra reddito vero e proprio e patrimonio immobiliare del contribuente.
La revisione del 110% è tra le priorità della prossima manovra, visto l’impatto del suo costo, per le casse statali, che ha superato gli 80 miliardi. Ma la cinghia da stringere, senza se e senza ma, farà anche altre vittime importanti. Fratelli d’Italia prevede per esempio di rimodulare il Reddito di cittadinanza, non cancellandolo ma riducendone gli importi.
Lo ha svelato, all’indomani del 25 settembre, Ignazio La Russa, tra gli esponenti di spicco del partito di Giorgia Meloni, scatenando immediatamente una reazione furibonda da parte del Movimento 5 Stelle, che del Reddito ha fatto il cavallo di battaglia. Ma i taglio alle spese non si ferma qui.
Le pensioni infatti rappresentano il terzo capitolo a forte rischio di mannaia, complicato in questo caso da un rebus che attanaglia le scelte del futuro governo.
Le strade percorribili sono due ma l’una esclude l’altra. A gennaio 2023 infatti scatterà la rivalutazione degli assegni pensionistici, il cui costo dipende dall'inflazione annua che sta schizzando verso l’alto. L'anticipo di tre mesi, partito il primo ottobre, è costato all’Inps 1,5 miliardi: se l’incremento mantenesse questi livelli servirebbero almeno 6 miliardi nel 2023.
Ma la corsa incontenibile dei prezzi farà lievitare ulteriormente l’inflazione e quindi crescerà anche il costo per adeguare le pensioni. Sarà una spesa extra di svariati miliardi che porta, già da oggi, a dare l’addio alla riforma delle pensioni. E anche in Abruzzo moriremo con la legge Fornero. (l.c.)

