L’impresa di Di Giulio, in fuga sulle Alpi

2 Settembre 2017

TOCCO DA CASAURIA. Fa parte del gruppo ciclistico le Toghe in fuga costituito da avvocati anche se non è un legale ma un commercialista di Tocco da Casauria. Daniele Di Giulio, 59 anni, fisico...

TOCCO DA CASAURIA. Fa parte del gruppo ciclistico le Toghe in fuga costituito da avvocati anche se non è un legale ma un commercialista di Tocco da Casauria. Daniele Di Giulio, 59 anni, fisico asciutto e muscolatura da ciclista navigato. Con il gruppo di 16 amici ha compiuto l’impresa di pedalare in Francia sulle rinomate vette del Tour de France. La partenza dall’Italia verso la Provenza per salire sul mitico Mont Ventoux. «Abbiamo soggiornato», racconta il ciclista, «nella bellissima Avignone. Poi ci siamo trasferiti sulle Alpi francesi (Moncenisio) per altri tre giorni di pedalate e salite durissime e leggendarie. Ogni estate facciamo tour di questo tipo». Nel palmares del gruppo, nel 2012, 2015 e 2016, la Maratona delle Dolomiti con i passi Pordoi, Sella, Gardena e Falzarego. Nel 2013 le salite delle Alpi, in Piemonte, partecipando alla Granfondo Fausto Coppi. E l’impresa di quest’anno si è articolata in 4 dure tappe toccando vette di oltre 2 mila metri, ripercorrendo tratti di strade, come il Mont Ventoux, il gigante della Provenza, 1.900 metri di ascesa continua e durissima per 22 chilometri con pendenze pesantissime, salita che ricorda le imprese epiche di Merckx e Pantani e dove a un chilometro dalla vetta spicca il monumento che ricorda Tommy Simpson, campione del mondo inglese, che il 13 luglio 1967 (50 anni fa) si accasciò e morì, stremato dalla fatica. «Abbiamo tentato», riprende Di Giulio, «anche l’ascesa del Col du Galibier (2.642 metri) altra vetta infinita (18 km di salita) e durissima da raggiungere ed entrata nella leggenda per le imprese dei grandi campioni al tour de France. Poi quella del Moncenisio (2.083 metri), salita molto impegnativa e con pendenze dure anche se meno leggendaria delle altre. Durante tutte le uscite grande fatica, ma tanto divertimento e soddisfazione. Poi, la sera, ottime cene gustando la cucina francese pensando che il mattino seguente ci sarebbero stati molti chilometri da rifare».
Walter Teti