L’indice è il “coefficiente di rischio”

7 Novembre 2020

Non basta più l’Rt per stabilire la fascia dei divieti per ciascuna regione, il calcolo è più complesso: funziona così

PESCARA . Due parametri che si incrociano: da un lato un indice di rischio prodotto attraverso 21 indicatori, dall'altro gli scenari definiti attraverso l'Rt (erre con ti), ovvero il tasso di contagiosità conto delle misure attuate per contenere la diffusione del virus. È sulla base di questi dati che le regioni vengono classificate per le successive restrizioni e che l'Abruzzo è stato inserito nella cosiddetta fascia gialla. Una fascia che sta comunque ad indicare una situazione di pericolo: in Italia, infatti, considerato che il Covid-19 circola ormai ovunque, non esistono zone verdi.
L'indice Rt consente di definire quattro scenari: lo «scenario 1», con Rt inferiore a 1; lo «scenario 2», con Rt tra 1 e 1,25; lo «scenario 3», con Rt tra 1,25 e 1,5 e lo «scenario 4», con Rt oltre 1,5.
Oltre all'Rt, nelle valutazioni ha un peso anche il coefficiente di rischio costruito su 21 parametri. Si tratta di un algoritmo che analizza il grado di resilienza dei servizi sanitari regionali, cioè la capacità dei diversi sistemi di assorbire l'urto della situazione che peggiora e di sapersi riorganizzare rapidamente per dare la giusta risposta. Fanno parte dei 21 parametri, tra l'altro, il numero dei posti letto disponibili nelle terapie intensive e nelle aree mediche, il rapporto tra il numero di operatori sanitari disponibili e i carichi di lavoro, i tempi per l'esecuzione dei tamponi, i tempi di diagnosi e la qualità delle prestazioni erogate.
Si tratta di un sistema scientifico estremamente complesso, ma fondamentale. Il dato assoluto sui nuovi casi, infatti, fotografa una situazione basata su dati precedenti: un tampone risultato positivo oggi descrive un contagio avvenuto anche quindici giorni fa.
L'Rt, invece, è in grado di fornire indicazioni sul livello di contagiosità di un territorio e, quindi, descrive anche la prospettiva di diffusione del virus. La questione della classificazione delle regioni in questi giorni sta facendo discutere e non poco. A partire dalla Calabria inserita in area rossa o dalla Campania in area gialla. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, prova quindi a fare chiarezza, nel corso dell'informativa alla Camera.
«Se un territorio ha un numero di casi basso, ma indice Rt alto», spiega, «siamo comunque di fronte ad un alert serio e se non interveniamo ci sarà una forte espansione del contagio».
Le regioni inserite in area arancione o rossa vi rimarranno per quattordici giorni, al termine dei quali un nuovo monitoraggio permetterà di valutare la nuova classificazione. Al contrario, per passare ad un'area di livello superiore, ad esempio da giallo a arancione, non bisogna necessariamente attendere i 14 giorni, ma sarà sufficiente il peggioramento dei dati per attuare subito misure più restrittive. L'apposita Cabina di regia, infatti, effettua un monitoraggio settimanale.
Il ministro si limita a prendere atto dei dati ricevuti. Speranza parla di «ruolo preminente di valutazioni di ordine scientifico», di «procedimento standardizzato su parametri scientifici» ed afferma che «l'ordinanza è una conseguenza automatica" su cui "non ci sono trattative». (l.d.)